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Tempo regionevole di durata del processo civile ordinario di cognizione


IL LEGISLATORE PUÒ OPERARE IN MATERIA DI GIUSTIZIA CIVILE, AVENDO COME UNICO OBIETTIVO/PARAMETRO DI RIFERIMENTO LA CORRETTEZZA DELLA DECISIONE DEL GIUDICE? No, il legislatore deve tenere contemperare questo obiettivo fonadamentale con il problema dei tempi, poiché un processo, in cui siano date possibilità difensive senza limiti temporali alle parti ed in cui vi siano dai 3 ai 5 gradi di giudizio, senza dubbio, porterà ad una decisione più corretta, ma si scontra con il parametro temporale!
In particolare, il nostro legislatore costituzionale afferma che il legislatore deve garantire che il processo si svolga in un TEMPO RAGIONEVOLE: che cosa si intende con quest’espressione? PERCHÉ È IMPORTANTE CHE, AFFINCHÈ IL SISTEMA GIUSTIZIA CIVILE FUNZIONI BENE, LA DECISIONE SIA PRESA DAL GIUDICE IN UN TEMPO RAGIONEVOLE E CHE, DA UN CERTO MOMENTO IN POI, NON SIA PIÙ POSSIBILE METTERLA IN DISCUSSIONE [A questo proposito, i processualcivilisti parlano di efficacia di giudicato: ad un certo punto, scende il giudicato sulla pronuncia del giudice che, quindi, salvo casi eccezionali, non può più essere posta in dubbio] E, QUINDI, SIA DEFINITIVA? Dobbiamo pensare che il processo civile è un processo tra privati, motivo per cui è importante che il privato ottenga una riparazione del proprio diritto in tempi ragionevoli.
ESEMPIO: Pensando ad una sentenza di divorzio, si consideri che il divorzio è un diritto indisponibile, motivo per cui i coniugi devono recarsi necessariamente dal giudice statale (e non possono recarsi dall’arbitro); di conseguenza, il fattore tempo ha un’importanza a maggior ragione fondamentale.


Tratto da DIRITTO PROCESSUALE CIVILE di Luisa Agliassa
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