Skip to content

Procure distrettuali e la procura nazionale antimafia


Il codice detta i casi in cui le indagini si considerano collegate:
- reati per cui è prevista la connessione dei procedimenti ex art. 12 c.p.p.
- reati commessi in occasione di altri;
- reati le cui prove derivano, anche in parte, dalla stessa fonte.
In presenza di tali situazioni il codice impone ai vari uffici del pubblico ministero l’obbligo di coordinarsi, ossia gli uffici devono scambiarsi gli atti e le informazioni.
Il legislatore ha sanzionato la violazione dell’obbligo di coordinamento mediante l’istituto dell’avocazione.
La procura distrettuale antimafia è l’ufficio della procura della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’Appello nel cui ambito ha sede il giudice competente.
A tale ufficio sono attribuite le funzioni di Pubblico Ministero in primo grado in relazione ai delitti di criminalità organizzata mafiosa e assimilati.
All’interno della procura nazionale antimafia è costituita una direzione distrettuale antimafia D.D.A. che non è altro se non il gruppo, o pool, di magistrati che hanno chiesto di dedicarsi esclusivamente ai procedimenti attinenti alla criminalità organizzata mafiosa.
Questa organizzazione fa si che le indagini sulla criminalità mafiosa siano attribuite alle ventisei procure distrettuali e non alle oltre centosessanta procure della Repubblica presso i tribunali.
Il numero ridotto di uffici competenti ad indagare permette che vi sia un coordinamento tra gli stessi.
La procura nazionale antimafia è un solo ufficio, con sede a Roma, composto da venti magistrati del pubblico ministero nominati dal CSM sentito il procuratore nazionale.
Il procuratore nazionale è nominato dal CSM in seguito ad un accordo col ministro della Giustizia.
Il procuratore nazionale antimafia ha compiti di controllo che gli permettono di verificare se sia effettivo il coordinamento tra i singoli uffici del PM.
Inoltre ha poteri sia di impulso nei confronti dei procuratori distrettuali, sia di controllo sull’attività degli organi centralizzati di polizia giudiziaria.
Della sua attività non risponde a organi del potere politico, egli è sotto la mera sorveglianza del procuratore generale presso la Corte di Cassazione e, ovviamente, del CSM.
Non può compiere direttamente indagini ed è escluso che il procuratore nazionale antimafia abbia un potere gerarchico sui ventisei procuratori distrettuali, ma può esercitare un controllo penetrante che può giungere sino all’avocazione delle indagini nei confronti di quella procura distrettuale che abbia violato il dovere di coordinamento.

Tratto da DIRITTO PROCESSUALE PENALE di Stefano Civitelli
Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo riassunto in versione integrale.