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La morte di Lenin e il conflitto nel gruppo dirigente: Trotzkij e Stalin


Nell’aprile del 1922 l’ex commissario alle Nazionalità, Stalin, fu nominato segretario generale del Partito comunista dell’URSS. Finchè era rimasto sula breccia, Lenin aveva controllato saldamente il partito e aveva impedito, con la sua indiscussa autorità, che i contrasti nel gruppo dirigente degenerassero in veri e propri scontri. Con la malattia di Lenin e la quasi contemporanea ascesa di Stalin alla segreteria le cose cambiarono rapidamente. I dissensi interni si fecero più aspri e si intrecciarono con una sempre più scoperta lotta per la successione. Trotzkij era il più autorevole e il più popolare dopo Lenin tra i capi bolscevichi, ma era anche, forse proprio per questo, isolato rispetto agli altri leader di primo piano (Zinon’ev, Kamenev, Bucharin), che respinsero le sue critiche alla gestione del partito e fecero blocco col segretario generale il quale potè così rafforzare la sua posizione, nonostante non avesse un grande prestigio personale e non godesse nemmeno della fiducia di Lenin, che lo considerava troppo rozzo e autoritario. Lo scontro fra Trotzkij e Stalin, si fece più aspro dopo la morte di Lenin. Per Trotzkij l’Unione Sovietica doveva da un lato accelerare i suoi ritmi di industrializzazione, dall’altro concentrare i suoi sforzi nel tentativo di favorire l’estendersi del processo rivoluzionario nell’Occidente capitalistico e soprattutto nei paesi più sviluppati. Contro questa tesi, per cui fu coniata l’espressione “rivoluzione permanente”, scese in campo lo stesso Stalin. Stalin sosteneva che, nei tempi brevi, la vittoria del “socialismo in un solo paese” era “possibile e probabile” e che l’Unione Sovietica aveva in sè le forze sufficienti a fronteggiare l’ostilità del mondo capitalista. Una volta sconfitto Trotzkij, venne meno però il principale legame che teneva uniti i suoi avversari, e il gruppo dirigente comunista conobbe una nuova drammatica spaccatura. L’occasione dello scontro fu offerta questa volta dal dibattito sulla politica economica. A partire dall’autunno del ’25 Zinon’ev e Kamenev, riprendendo idee già sostenute da Trorzkij, si pronunciarono per un’interruzione dell’esperimento della Nep, che a loro avviso stava facendo rinascere il capitalismo nelle campagne, e per un deciso rilancio dell’industrializzazione a spese, se necessario, degli strati contadini privilegiati. La tesi opposta fu sostenuta con decisione da Bucharin, che ebbe l’appoggio di Stalin. Zinon’ev e Kamenev si riaccostarono a Trotzkij e, assieme a lui, cercarono di organizzare un fronte unico di opposizione. I leader dell’opposizione furono dapprima allontanati dall’Ufficio politico e dal Comitato centrale, poi, nel ’27, addirittura espulsi dal partito. Trotzkij fu deportato in una località dell’Asia centrale e successivamente espulso dall’URSS: Con la sconfitta dell’opposizione di sinistra cominciava una nuova fase che sarebbe stata caratterizzata dalla continua crescita del potere personale di Stalin e dal suo tentativo di portare l’Unione Sovietica alla condizione di grande potenza industriale e militare.

Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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