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Sviluppo e ruolo del linguaggio secondo Vygotskij


Mentre per Piaget inizialmente il pensiero e il linguaggio sono egocentrici, cioè non comunicabili; per Viygotskij invece fin dall’inizio il linguaggio ha una funzione sociale e comunicativa. Successivamente esso assume anche una funzione intrapsichica, con la comparsa del linguaggio interiore.
Prima che ciò avvenga esiste una fase in cui il linguaggio ha già la funzione e la struttura di quello interiore, ma conserva una forma di manifestazione esteriore: si tratta del linguaggio egocentrico, che il bambino utilizza quando parla con se stesso. Successivamente il linguaggio diventa completamente interiorizzato.
Il linguaggio ha quindi una duplice funzione:
1. da un lato è strumento di comunicazione e scambio sociale,
2. dall’altro è uno strumento del pensiero, che contribuisce a programmare e guidare il comportamento.
Per Vygotskij tutte le attività psichiche sono il risultato dell’interiorizzazione di mediatori simbolici: grazie a tale interiorizzazione, esse divengono funzioni psichiche superiori.
La prima forma di intelligenza è precedente al linguaggio e si manifesta nell’attività pratica, per cui possiamo parlare di una fase prelinguistica dell’intelligenza.
D’altro canto però esiste anche una fase preintellettuale del linguaggio, rappresentata dai primi suoni emessi per esprimere affetti ed emozioni.
Solo intorno ai due anni queste due linee indipendenti di sviluppo si integrano e ha quindi origine il linguaggio dotato di significato: la relazione tra pensiero e linguaggio si manifesta nel significato della parola.
Per studiare le fasi attraverso le quali viene costruito il significato della parola, Vygotskij ha condotto degli esperimenti sulla formazione dei concetti.
Il suo metodo, detto della doppia stimolazione, usa due insiemi di stimoli:
1. stimoli fisici su cui agire: blocchi di legno con colori, forme e dimensioni diverse;
2. segni: sillabe scritte sotto i blocchi che il bambino non poteva vedere.
La consegna consisteva nel raggruppare i blocchi con lo stesso nome.
Sono state individuale 4 fasi:
1. Fase dei mucchi: in età prescolare il bambino non tiene conto né dei nomi né delle caratteristiche in comune, e si affida a criteri labili come la vicinanza spaziale.
2. Fase dei complessi: in età scolare il bambino cerca dei criteri oggettivi, ma fa affidamento sull’associazione anziché sull’identificazione di caratteristiche rilevanti.
3. Fase degli pseudoconcetti: i raggruppamenti che il bambino compie coincidono con quelli della fase dei concetti, ma i procedimenti mentali adottati sono ancora quelli della fase dei complessi. La fase degli pseudoconcetti si manifesta ogni volta che tra adulti o bambini si verifica una condivisione apparente dei significati.
4. Fase dei concetti: viene raggiunta non prima dell’adolescenza, quando il pensiero raggiunge la forma adulta.

Tratto da PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO COGNITIVO di Beatrice Segalini
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