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Poteri delle società commerciali (concessioni reali, Carlo II)


I mercanti però chiesero ai loro sovrani tutta una serie di privilegi sia legati al commercio, sia legati anche al fatto che questi mercanti avevano la necessità di abbattere i costi di transizione.

• Poteri legati al commercio:
I mercanti avevano un regime di monopolio della determinazione di P e Q, cioè esisteva soltanto la compagnia della Hudson Bay che aveva il diritto di sfruttare la pelle del castoro; esisteva la compagnia delle Indie che aveva il privilegio di poter commerciale con la madrepatria su alcuni prodotti di fondamentale importanza. Il mercante otteneva un potere di monopolio per poter avviare rapporti commerciali con il resto del mondo. Da questo punto di vista era molto protetto dato che lo stato imponeva dei divieti, delle proibizioni ad altri possibili "players" che avessero voluto far concorrenza a queste compagnie.

• Poteri non legati al commercio:
La cosa più importante riguardò il fatto che questi mercanti chiesero al sovrano di poter avere tutta una serie di poteri che non erano in nessun modo legato all'oggetto, cioè al commercio della pelle di castoro nel caso dell'Hudson Bay o al commercio del thé e spezie nel caso delle Indie orientali.
Il sovrano era come se si spogliasse di una serie di poteri che attribuiva alla compagnia. I poteri erano quello legislativo, quindi certe leggi potevano essere scritte dal mercante (emanazione di leggi e regolamenti); poteri legati all'amministrazione della giustizia e alla tutela dei diritti di proprietà; poteri di dichiarare guerra e di gestire un esercito; poteri economici ben superiori rispetto allo scambio commerciale; potere di imporre e raccogliere tributi; di emettere moneta, furono tutti poteri trasferiti al mercante, una sorta di decentramento dal sovrano.

Come si giustificano/ qual è la “ratio”: il sovrano si rese conto che se attribuiva a questi gruppi di persone poteri così forti, effettivamente il commercio si sarebbe sviluppato e la possibilità che aumentasse l’oro nel proprio paese (come ritenevano i mercantilisti, che pensavano la vera origine di ricchezza) si sarebbe massimizzata, perché in mancanza di questi poteri, i mercanti non avrebbero sviluppato i commerci su scala internazionale e in qualche caso su scala intercontinentale.
Come si giustifica questo decentramento dei poteri del sovrano: in un mercato globale aumentano i rischi dell’attività economica, così come in un mercato globale sono molto più deboli se non addirittura assenti le regole e norme per difendersi, per tutelare i propri diritti, per fare in modo che la propria controparte possa rivendicare le proprie ragioni. In questo modo ci stiamo avvicinando al concetto di costo di transazione. In un mercato globale, è molto più costoso realizzare una transazione rispetto a un mercato nazionale dove ci sono elementi come fiducia, reciprocità, conoscenza, stessa lingua, stesse leggi che abbattono i costi di transazione. Se devo commerciale dall'altra parte del mondo, non ho tutti questi elementi di tutela, ma ho rischi elevati.

Commercio estero: è una cosa che può essere colpita da costi di transazione molto elevati. L'integrazione commerciale, la possibilità di operare non su un mercato ridotto ma su un mercato mondiale può far aumentare i redditi (aumento riserve di oro) e tutto questo avviene con un forte aumento dei costi di transazione. Allora ci sta che i mercanti non lo facciano; ma se ai mercanti viene data la possibilità di amministrare la giustizia, la possibilità di fare guerra, di emettere moneta, allora i mercanti saranno più convinti a intraprendere questa attività.

Tratto da STORIA DELLA POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE di Federica Palmigiano
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