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Divisione in strati sociali dei lavoratori

La posizione di coloro che appartengono al sistema dei mestieri non è assicurata e quella degli operai che lavorano ai suoi margini è ancora più precaria: i camerali corporati o maestro non riconosciuti dai regolamenti ufficiali cercano di stabilizzarsi per conto proprio. 
I DOMESTICI E I SERVITORI rappresentano un gruppo sociale dallo statuto ambiguo un gruppo eterogeneo e certi domestici possono anche occupare onorevoli posizioni se si tratta di grandi case. 
IMPIEGATI COMMESSI E GARZONI offrono servizi non lavorando con le proprie mani e disprezzano i lavori manuali.
Fino alla metà del 19 sec la maggioranza dei SERVITORI DELLO STATO rappresenta categorie ristrette e mal retribuite. 
IL BASSO POPOLO delle città è composto da operai di ceri mestieri che non hanno compiuto l’apprendistato. 
Anche in campagna la situazione non è migliore infatti ci sono masse miserabili di operai agricoli che si impiegano negli appezzamenti estranei e affittanno il loro lavoro a cottimo e non può neppure installare legami familiari. Il piccolo appezzamento crea un guadagno esiguo che spinge il contadino ad integrare le proprie risorse con un lavoro artigianale.
CONTADINI OPERAI sono coloro che lavorano nelle concentrazioni industriali quali miniere cartiere e fucine ma coltivano anche la terra e partecipano ai lavori di campo questa situazione presenta dei vantaggi per il datore di lavoro in quanto i salari sono bassi ma presenta degli inconvenienti in quanto l’operaio non è completamente dipendente dalla fabbrica. 
LAVORATORI STAGIONALI rappresenta la necessità di sopravvivenza nelle regioni di piccole tenute contadine; gli alverniati o i savoiardi vendono ogni anno il proprio servizio per qualche mese in città prima di tornare a coltivare il proprio terreno.
CONCENTRAZIONI INDUSTRIALI costituite da manifatture arsenali fabbriche miniere dove nasce il proletariato costituito da un personale eterogeneo che spesso comprende una élite operaia molto qualificata e relativamente ben pagata, vi è anche la parte rozza della manodopera. 
A partire dalla rivoluzione industriale il salariato è pensato sul modello della libertà e del contratto. Il salariato moderno arriva in maniera tardiva e non nasce dalla libertà o dal contratto. Ma dalla tutela. È nella perennità del MODELLO ALLA corvée prototipo della forma obbligata attraverso al quale un lavoratore manuale assolve il suo compito che si trova la ragione delle resistenza all’avvento del rapporto salariale moderno. La corvée è ciò che deve un tenutario al suo signore ossia mette a disposizione la sua persona per lavorare l’appezzamento signorile. La corvée si oppone al salariato perché non è retribuita. Con l’economia monetaria a partire dal 12 sec la corvée è sempre più frequentemente recupera rata e da prestazione obbligatoria in lavoro diviene prestazione obbligatoria in denaro. La convenzione della corvée è il recupero di una sottomissione in cui il tenutario diventa libero di organizzare il proprio lavoro che deve assicurare la sua sopravvivenza così come il pagamento della rendita che deve al signore, ma può anche accadere che i prodotti della propria attività sia insufficiente e quindi egli libera una parte del proprio tempo che mette a disposizione del signore o di un altro tenutario dietro retribuzione. Questa sembra essere l’origine del salariato rurale. Il salariato è libero di lavorare e il lavoro che effettua è dello stesso tipo della corvée. Salariato e corvée possono coesistere. I salariati non dispongono di niente se non la forza delle proprie braccia sono dei proletari che vivono esclusivamente della retribuzione della loro forza lavoro ma il salario si riduce quasi del tutto alle prestazioni prelevate in natura sull’appezzamento, il nutrimento e l’alloggio in una stalla e il lavoro si effettua in una relazione di dipendenza. Gli operai giornalieri sono più liberi perché non sono fissati in permanenza presso un padrone non gli è mai assicurato il domani e vivono con la costante paura di divenire vagabondi. 
Il rapporto salariale rappresenta una relazione di stretta dipendenza nei confronti del padrone. Esistono delle condizioni salariali più libere ma sono anche meno assicurate. Il salariato non connota solo la miseria materiale ma anche stati di dipendenza che implicano una sottocittadinanza in funzione dei criteri che assicurano un posto nell’insieme sociale. In tutti questi tipi di salariato si tratta di persone di piccolo stato che possono scambiare solo una capacità di lavoro manuale. Solo con lo sviluppo di un apparato di stato si può rinvenire il nucleo di situazioni salariali dotate di prestigio e potere ossia il gruppo dei funzionari pubblici. Il termine “indegno salariato” rinvia ad una diversità di situazioni che caratterizzano attività sociali imposte dal bisogno e inquadrate attraverso relazioni di dipendenza. Un ordinanza del 1749 vieta ai lavoratori di lasciare il loro impiego senza “foglio di congedo” firmato dal padrone e a partire dal 1782 l’operaio deve essere munito di libretto o quaderno da presentare alle autorità amministrative quando si sposta o all’assunzione. Questi salariati delle concentrazioni industriali nascenti sono i primi ad essere affrancati dalle tutele tradizionali. Il vecchio paradigma del lavoro forzato non viene messo da parte neanche quando nasce il salariato moderno. È proprio dalle popolazioni nomadi disaffiliato che si recluta una parte importante degli operai delle prime concentrazioni industriali. Le grandi concentrazioni di lavoratori hanno sempre presupposto il lavoro forzato infatti i grandi lavori e le miniere dell’antichità hanno riposato sulla schiavitù. Le società occidentali private degli schiavi hanno ricorso ai vagabondi i galeotti ecc.
Alla fine del 18 sec ci sono due modelli arcaici di esercizio del potere l’uno dei disaffiliati caratterizzato da una libertà senza vincoli che occorre fissare forza e l’altro degli eredi dei lavoratori a corvée inscritto in tutele tradizionali che bisogna mantenere. L’avvento della modernità liberale segna una rottura con questi sviluppo e dovrà imporre il libero accesso al lavoro.
di Anna Carla Russo
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