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I presocratici

Omero
L' Iliade e l' Odissea non sono una trattazione teorica dell'anima, ma in essi si può trovare la prima concezione dei greci testimoniata pre-filosofica (prima che la filosofia elabori un concetto di anima).
I tre termini che Omero utilizza sono:
• Psiche --> soffio vitale
• Thymos
• Noos


Omero dice che la psiche abbandona l'uomo quando muore e quando sviene e quando si combatte si cerca di salvarla. Quando sveniamo e moriamo la psiche esce dalla bocca attraverso il respiro oppure dalla ferita mortale. Poi la psiche vola verso l'Ade e diventa un'immagine ( eidol). Solo con la morte e lo svenimento si mostra la psiche.
Thymos e noos sono quelle che chiameremmo funzioni psichiche (però secondo Omero fanno parte del corpo, non dell'anima) --> thymos sono le emozioni, noos sono i pensieri. Infatti quello che noi attribuiamo alla psiche viene attribuito da Omero ad una serie di organi (cuore, fegato, ecc.…).
In Omero vi è una netta distinzione tra psiche e carattere individuale --> la psiche non rappresenta il carattere in quanto nell'Ade non assume il carattere individuale, ma la forma di un'ombra (la forma dell'individuo).
Cosa c'è nell'Ade dell'individuo? Una pura forma esteriore (misera larva umana inconsapevole e vana che sopravvive alla morte) e un nome (il nome dell'individuo) --> questa ombra non ha né consapevolezza né coscienza o intelligenza. Quando nell'Iliade si presenta nel sonno Patroclo ad Achille, Omero definisce l'anima di Patroclo come psiche e dice che esteriormente gli somiglia in tutto (anche vestiti uguali). Però Achille si rende contro che l'immagine di Patroclo non ha dentro di sé la sua anima né la sua identità personale. Quando Ulisse scende nell'Ade e incontra Achille, lui gli dice che non c'è nulla di desiderabile nella vita delle ombre dell'Ade. Però se l'ombra beve sangue acquisice coscienza e linguaggio.
Tutto ciò precede la riflessione filosofica.
Con la FILOSOFIA NATURALISTA si ha il primo tentativo di costruire un discorso razionale sulla natura e sull'anima.
È fondamentale il concetto di Archè, che è il principio --> è ciò che precede e ciò che comanda.
I naturalisti cercano di individuare tra gli elementi che costituiscono l'essere ciò che ne determina il divenire. Tutta la filosofia naturalista identifica il termine phisis con psiche --> l'elemento che caratterizza la natura è anche ciò che caraterizza l'anima.
Secondo Talete l'Archè è acqua (morire equivale a diventare secchi) --> dunque anche l'anima è determinata dall'acqua.
Secondo Anassimene l'archè è l'aria. Con Eraclito si ha per la prima volta una forte incidenza della parola psiche (ha più importanza che per gli altri naturalisti) --> secondo lui l'archè è fuoco --> morire equivale a diventare umidi (diventare acqua) --> se la psiche è fuoco allora esiste solo come continuo divenire. La psiche più intelligente è quella asciutta.
Tutte le cose che divengono sono secondo Eraclito piene di psiche. Quando moriamo torniamo nell'elemento universale che a differenza del divenire è omogeneo. Nell'anima il fuoco è sottile e quasi incorporeo.

Pitagorici
Si ha la ripresa dell' orfismo (che si oppone alla religione dominante greca, che è quella di Omero) e della metempsicosi. La religione orfica è misterica e si oppone ai sacrifici perché sostiene la metempsicosi, cioè la reincarnazione dell'anima in altri corpi (in un corpo di cerbiatto sacrificato ci può essere un'anima umana, che è divina). L'anima può uscire dal ciclo della metempsicosi grazie alla saggezza e si unisce così agli dei.

Empedocle
Si ha un primo abbozzo della teoria della percezione (a cui si richiamerà Aristotele). Secondo Empedocle la natura è costituita da 4 elementi e il movimento di tali elementi è dominato da 2 principi: amore (coesione) e odio (dissoluzione). Si va dall'estremo in cui tutti gli elementi sono coesi, all'estremo in cui sono tutti slegati. Il mondo sta nel mezzo, quando gli elementi si combinano, ma non sono tutti compatti.
Per Empedocle la percezione è la conoscenza del simile attraverso il simile --> con la terra vediamo la terra, con l'aria l'aria ecc.… nel sangue i 4 elementi sono combinati nel migliore dei modi e dunque il sangue costituisce il pensiero.

Democrito
È un contemporaneo di Socrate e Platone. Secondo lui la medicina cura le malattie del corpo, la filosofia (il sapere) invece cura l'anima.
Poiché per Democrito il principio è rappresentato da atomi e vuoto, la psiche è costituita da atomi sottili e rotondi intessuti nel corpo.

Parmenide scrisse l'opera "sulla natura" --> parte da un assunto: "L'essere è e il non essere non è". In greco esiste l'articolo determinativo, che permette di sostantivare il verbo essere (in questo modo la lingua greca permette l'astrazione, che permette di rendere universale un concetto). Parmenide costruisce così una logica. Dall'affermazione principale (l'essere è…) Parmenide deriva che l'essere è immutabile, perché altrimenti muterebbe in qualcosa che non è --> è il primo tentativo di costruire un pensiero logico (a partire da una premessa trarre delle conclusioni logiche).
L'essere poi è ingenerato e imperituro, perché se nascesse o perisse, implicherebbe in qualche modo il non-essere (nascendo verrebbe dal nulla e morendo si dissolverebbe nel nulla). Di conseguenza l'essere è eterno, perché se fosse nel tempo implicherebbe il non essere del passato (che è ciò che non è più) e il non essere del futuro (che è ciò che non è ancora).
L'essere è unico e omogeneo, perché se fosse molteplice e in sé differenziato implicherebbe degli intervalli di non-essere (ci sarebbe un confine di nulla tra un essere e l'altro).
L'essere è finito, perché secondo la mentalità greca di Parmenide è sinonimo di compiutezza e perfezione. Per semplificare tale immagine di compiutezza egli utilizza l'immagine della sfera. In tutti i suoi aspetti dunque l'essere si configura come una realtà necessaria, ossia come qualcosa che non può non essere o essere diverso da così com'è. A questo punto ci rendiamo conto di come Parmenide, con la sola forza della logica, abbia costruito gli attributi filosofici di un essere ontogeneticamente perfetto.

Eraclito (più approfondito)
È passato alla tradizione come il filosofo del divenire, in quanto concepisce il mondo come un flusso perenne in cui tutto scorre ( "panta rei") omologamente come un fiume le cui acque non sono mai le stesse: "non è possibile discendere 2 volte nello stesso fiume, né toccare 2 volte una sostanza mortale nello stato" per la velocità del movimento, tutto si disperde e si ricompone di nuovo, tutto viene e va! Dunque la forma dell'essere è il divenire, perché ogni cosa è soggetta al tempo e alla trasformazione. Anche questo, come quello di Parmenide, è un pensiero estremamente radicale, però opposto. Tale concezione della realtà come fluire si concretizza nella tesi secondo cui il principio (archè) è il fuoco, elemento mobile e distruttore per eccellenza. Tutto ciò che esiste proviene dal fuoco e ritorna al fuoco, secondo il duplice processo della via in giù (il fuoco condensandosi diventa acqua e poi terra) e della via in su (la terra rarefacendosi si fa acqua e poi fuoco).
Molto importante è anche Socrate, che secondo Aristotele, è colui che ha inventato il concetto --> il concetto è ciò che mi permette di raccogliere una serie di elementi contingenti e unificarli in una realtà che sta al di là di essi.
Ad esempio Socrate si chiede che cosa è la giustizia in sé, così egli crea un distacco tra concetto e realtà, in quanto le realtà sono molteplici e contingenti (nessuna foglia è uguale a un'altra), il concetto invece sta al di là della contingenza, è universale ed è ciò che mi permette di pensare alle realtà contingenti (è ciò che permette di dire che una foglia è una foglia)



di Mariasole Genovesi
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