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Il lavoro e le masse

La presa di coscienza della vulnerabilità di massa porta anche ad una nuova concezione del lavoro riconosciuto come fonte di ricchezza sociale. La scoperta di necessità del lavoro è radicata nella maledizione biblica che condanna gli oziosi anche se fino alla modernità il lavoro non è considerato l’origine della ricchezza. Solo alle soglie della modernità con la scoperta del nuovo mondo l’acquisizione delle ricchezza si basa su un lavoro produttivo. Il lavoro non rappresentava direttamente la ricchezza in quanto i più ricchi lavoravano poco o non lavoravano. Il lavoro veniva visto come mezzo necessario per sopperire ai bisogni di tutti coloro che non sono socialmente dotati. Il mercantilismo è una tappa nella presa di coscienza del valore del lavoro. Il lavoro viene ad essere un valore essenziale in quanto strumento per realizzare l’esigenza politica di porre il regno in una posizione di forza rispetto alla concorrenza. È solo con il liberalismo che la rappresentazione del lavoro sarà liberata. 
HANNAH ARENDT sostiene che l’ascesa del lavoro cominciò quando Locke scoprì nel lavoro la fonte di ogni proprietà e proseguì quando Adam Smith affermò che il lavoro è fonte di ogni ricchezza trovò il suo punto culminante nel sistema del lavoro di Marx in cui il lavoro diviene fonte di ogni produzione. Smith ha un ruolo strategico vuole fondare l’esistenza di un mercato che permetta la libera circolazione delle merci e l’accumulazione senza limiti di ricchezze. Lo scambio promuove il giusto equilibrio tra le parti. Egli vuole fondare l’economia politica a partire dalla libertà degli scambi sul mercato ma la realizzazione di questa libertà degli scambi suppone la libertà del lavoro e dunque la liberalizzazione del lavoro operaio. La vera scoperta che promuove il 18 secolo, non è la necessità del lavoro ma la necessità di libertà del lavoro che implica la distruzione del lavoro regolato e forzato.
Turgot tentò di sopprimere i depositi di mendicità e le sopravvivenze della corvée. L’interessa è per Turgot il vero regolatore capaci di dinamizzare la società. Il ruolo dello stato è di garantire che questo gioco di interessi possa esprimersi liberamente. Per realizzare tali obiettivi bisogna abbattere le fondazioni e gli ospedali che assistono gli indigenti in quanto questi stabilimenti mettono in atto crimimi contro i principi dell’economia liberale e maltrattano i poveri. L’ideologia liberale si fonda sulla concezione che la libertà del lavoro deve liberale anche l’iniziativa privata. Secondo Turgot bisogna anche abolire il lavoro regolato che pone freni all’espansione. La libertà del lavoro ha la legittimità di una legge naturale. La società storicamente organizzata sulla base di privilegi è particolarista ed ispirata dallo spirito di monopolio quindi è urgente abolire questa eredità del vecchio mondo per lasciar giocare le leggi naturali e dunque libero accesso al lavoro, l’istituzione di un libero mercato del lavoro. Questa restituzione della libertà fondata in diritto naturale coincide con gli interessi di due categorie ovvero dei datori di lavoro e degli impiegati in quanto gli operai hanno bisogno di lavorare per la sopravvivenza e i datori di lavoro hanno altrettanto bisogno di disporre di tutta la forza lavoro disponibile. La popolazione è la fonte della ricchezza delle nazioni a condizione che lavori. La politica ufficiale prolunga le regolamentazioni che reprimono il vagabondaggio e la mendicità. Il libero accesso al lavoro può avere un effetto diretto sulla vulnerabilità di massa e in particolare sulla condizione dei salariati. Il libero accesso al lavoro è un obiettivo di politica generale che deve trainare una riforma strutturale della società dell’ancien regime. Il 18 sec è l’età dei lumi dove la società cessa di essere riferita ad un ordine trascendente e trova in sé il principio della propria organizzazione. Il mercato e il contratto sono gli operatori di questo passaggio. Il ricorso al contratto significa che i soggetti sociali si auto istituiscono in collettivo e sono sovrastati da una volontà superiore. Il nuovo abbinamento contratto di lavoro libero accesso al mercato si oppone all’antico abbinamento tutele corporative e monopoli commerciali. 
di Anna Carla Russo
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