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La modernità liberale nella concezione di lavoro

Nell’Europa del 700 sono in atto i cambiamenti che sconvolgono l’economia e i rapporti sociali in quest’ambito si oppongono gli antichi e i moderni. Il trionfo della modernità rappresenta interessi e valori di gruppi circoscritti. Il problema del libero accesso al lavoro crea molte tensioni e fornisce il principio del modo di organizzazione economico che si imporrà ma comporta anche effetti socialmente devastanti.
Alla fine del 600 inizio 700 due nuovi dati modificano il modo in cui si pone il posto occupato dagli svantaggiati. Da una parte la presa di coscienza di una vulnerabilità di massa che tende a considerare il trattamento di due gruppi estremi quali indigenti incapaci di lavorare e vagabondi. D’altra parte una trasformazione della concezione del lavoro che non è più un dover rispondere a esigenze ma diviene la fonte di ogni ricchezza.
Charles de la Roncière propone di considerare l’indigente come colui che manca del necessario per sopravvivere incapace con le sue sole risorse di essere nutrito alloggiato e vestito. Un indigenza strutturale considerevole e incontestabile è un tratto importante di queste società e si mantiene in maniera costante per diversi secoli colpendo i paesi che rappresentano l’Europa ricca e sviluppata. L’indigenza rappresenta una caratteristica significativa di queste società preindustriali i mendicanti si moltiplicano e durante i peggiori anni di carestia affluiscono i contadini alle città in cerca di soccorso. Accanto all’indigenza strutturale una massa consistente di persone vive in una condizione precaria e basta una situazione congiunturale perché scivoli nella dipendenza. Si conta che un terzo e metà della popolazione vivano alla giornata. Dal 14 sec al 18 sec le società europee si sono sviluppate; la produttività della terra e delle industrie è accresciuta, il commercio si è arricchito si è costituita una borghesia potente e una mobilità ascendente ha permesso a certi gruppi di migliorare la propria condizione. L’esistenza di una miseria di massa deriva da ragioni sociopolitiche e economiche; verso la fine del 17 sec e nel corso del 18 si opera un cambiamento che riguarda il carattere massivo del fenomeno. Da sempre si conosceva l’aumento di queste popolazioni che minacciano l’ordine costituito. L’elemento nuovo sta nella presa di coscienza di una vulnerabilità di massa differente dalla concezione di povertà di massa. Questi diventano un rischio che affligge la maggioranza del popolo, il rischio è di passare dalla povertà a una forma di spoliazione totale. Secondo Vauban questa precarietà della condizione popolare è causata dall’organizzazione del lavoro ossia i salari deboli, l’instabilità dell’impiego, la ricerca di occupazioni provvisorie, l’intermittenza dei tempi di lavoro e non impiego. La vulnerabilità divenuta una dimensione collettiva della condizione popolare. Negli anni 1720/1730 la società francese ha un decollo demografico economico e sociale si iniziano a controllare le più terribili epidemie ma i salariati ci perdono in quanto i salari crescono poco rispetto al costo della vita. I poveri non morendo più in massa continuano a procreare. L’immagine dell’indigenza focalizzata solo sul mendicante o sul vagabondo non è solo un cambiamento di rappresentazione ma traduce la situazione di miglioramento/aggravamento della vita delle persone umili alla fine dell’Ancien Régime. 
di Anna Carla Russo
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