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La teoria della famiglia "allargata"

Dobbiamo rigettare ampiamente la teoria di Le Play sulla grande famiglia: questa famiglia allargata di ampie dimensioni non è mai stata dominante in alcuna regione o paese, non esistendo presupposti né demografici né giuridico – economici – sociali. Nell'Europa preindustriale predominava invece la famiglia nucleare, che pure era resa più ampia da lavoranti e coabitanti al confronto della quale le famiglie plurigenerazionali e le forme familiari complesse, che riunivano più gruppi familiari, erano una minoranza, e non a caso.
Ciò non vuol dire che non esistessero delle eccezioni degne di nota, come quella nel sud della Francia, dove sono variamente attestati soprattutto allargamenti orizzontali della famiglia nucleare, ad esempio la frerèche, la convivenza permanente sotto uno stesso tetto delle famiglie di due o più fratelli che gestivano un'unica proprietà condivisa, evidentemente per motivi fiscali.
Le relazioni affettive tra i membri della famiglia erano determinate dall'organizzazione del lavoro. Tanto più che non erano solo i bambini e i servi a fornire forza – lavoro, ma anche, e in misura rilevante, la moglie del contadino, la massaia. A prescindere dal lavoro domestico, quando era necessario essa prestava il suo aiuto nella corte e nei campi, per cui di fronte al signore di casa essa stava nella condizione subordinata che le assegnava la divisione del lavoro. Nel quadro della divisione dei ruoli la sorte più dura era la sua. Si alzava al mattino verso le 5 e la sera, dopo le 23, era l'ultima ad andare a dormire; preparava i pasti per tutta la famiglia e li serviva senza sedersi a tavola, mangiando quando gli altri avevano finto e stando dietro la sedia del marito come una serva. È pur anche vero che il suo insostituibile ruolo ha portato negli anni ad una certa autonomizzazione della sua posizione e certamente i conflitti di ruolo non erano così rari. Diversamente, i bambini assumevano il loro ruolo di forza – lavoro già a sette, otto anni.
Il capofamiglia era il sovrano, colui che assegnava a ciascuno le sue mansioni e gli ordini da eseguire. Era proprietario dei beni mobili e immobili, sceglieva la matrigna eventuale dei figli, decideva dei matrimoni della prole e stabiliva le condizioni di vitalizio dei suoceri. Il modello monarchico del resto ha contribuito non poco alla tutela e al consolidamento del potere patriarcale nelle società d'antico regime.
Quali fossero le condizioni di liberta e ristrettezza delle famiglie è presto detto: a prendere le mosse dalle condizioni abitative, risulta chiaro che quanto più si scendeva nella scala sociale, tanto minor spazio offrivano all'intimità familiare e alla libertà individuale.
C'erano, non ultimi, i problemi di alimentazione. Se nei tempi di carestia la morte era un rischio concreto, nei periodi “normali” le cose non erano comunque rosee. Durante l'età moderna è avvenuto un generale peggioramento della situazione alimentare, soprattutto nel senso della riduzione della varietà. Sappiamo delle buone possibilità di guadagno dei salariati del 1400, che potevano scegliere tra una serie varia di cibi, ma col crollo dei salari iniziato nel 1500, il modello di alimentazione carnea del tardo medioevo cedette il posto ad una alimentazione ceralicola che ben presto generò fenomeni di carenza.
Riguardo ai matrimoni, se la simpatia e l'amore reciproci non costituivano certamente un ostacolo, comunque non erano certo il fondamento delle unioni: il ruolo di protagonista spettava al freddo calcolo genitoriale. I bambini illegittimi partivano, in caso di matrimoni, ancora più svantaggiati di oggi, rischiando spesso l'orfanotrofio o l'ospizio dei poveri, vere e proprie forme efficaci di uccisione, per dirla come un famoso storico. Poco sappiamo anche degli anni precedenti all'età da matrimonio, a partire dall'età considerata matura sessualmente, i 15 anni. Dai 15 anni in poi, fino al matrimonio, la masturbazione, la sodomia, la frequentazione dei bordelli, era così diffusa che la Chiesa si limitava ad ammonire verbalmente.

di Gherardo Fabretti
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