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Walter Otto - Gli antichi dèi per Goethe

Alla base dell'immagine della fanciulla che prende il velo rinunciando alle nozze ne "la fidanzata di corinto" di goethe c'è l'immagine della lotta tra la croce e gli antichi dei. Lotta finita da tempo. Solo i più grandi scorgono gli dei nel loro nascondimento: holderlin in essi ha fede. Goethe si dichiara in loro favore, e in un lettera a jacobi si dice politeista come poeta e artista, panteista come filosofo della natura. il politeismo di G è una professione di fede verso gli dei della grecia: G era molto legato alle figure degli dei, vicine alla vita universale d natura. G fa proprie le ragioni degli orefici di Efeso che si ribellarono contro la predicazione di Paolo. L'orefice efesino vive in un mondo pieno di dei in cui anche quanto è al di là dell'umano ha un senso sacro e infinito. la sua arte è al servizio della verità del divino quando egli al divino associa la forma degli animali e vuole esprimere la sua arte in una forma vivente. G riconosce dunque nei pagani devoti i suoi veri fratelli. la dea della natura gli è sacra non come creazione di Dio, ma come quella vita inesauribile che conserva l'essere in eterno divenire. G ha cercato nella natura le forme e i fenomeni originari: questo è il suo politeismo. La nuova fede propone invece un mondo svuotato di dei, sacrificando la natura all'intelletto astratto. Schiller ne "gli dei della grecia" descrive un mondo in cui è morto il soffio sacro che un tempo tutto pervadeva. Inorridiva di fronte a una natura consegnata alla tecnica e all'esperimento. Avvertì in ciò l'alito del nichilismo. Ma lo spirito degli antichi dei non sopravvive solo nella tristezza per l'allontanamento degli dei dalla natura: anche l'amor proprio di poeta e artista si difende dal nuovo genere di umiltà richiesta all'uomo come tale.

Il conosci te stesso delfico dice all'uomo: ricordati dei tuoi limiti di umano! La nuova religione invece esige che l'uomo si senta creatura, con il sentimento di una dipendenza assoluta: i moti ispirati dalla sicurezza di se lo rendon peccatore.

di Dario Gemini
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