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Walter Otto - L'opera "Il poeta e gli antichi dèi" e le sue finalità

Cos'è lo spirito greco? Come si manifesta in Holderlin? Queste le domande principali del saggio di W. Otto.
Pagine di W Otto (O) pubblicate nel 1942. 3 ambiti tematici principali: Anzitutto il libro è una discussione intorno a Griechentum und Goethezeit, per riprendere il tema posto dal saggio di Walter Rehm. Il primo capitolo mette a confronto Goethe e Holderlin e si chiede quale sia il legittimo orizzonte mitico-religioso cui possa rifarsi come al suo fondamento la poesia in seno alla modernità.

Goethe: naturalismo astorico che scavalca opposizione antico-moderno - fallisce nel suo individualismo; in Holderlin abbiamo invece una riscoperta reale e non allegorica degli antichi dei: sia nella sua poesia che nella vita. 2° capitolo: importante nella storia della critica holderliniana. Otto fa di Holderlin il modello del tentativo più alto/religiosamente ispirato di riafferrare l'antico in seno alla modernità, ma anche del suo fallimento. La definizione del tragico dell'esperienza di Holderlin (dietro cui è l'ombra di nietzsche), è la premessa di un'ultima mossa, ovvero la riproduzione della religiosità olimpica come autentica-eterna creazione del genio greco.

Constatazione: la poesia moderna è incapace di rivivere l'esperienza della grecità olimpica e rifarsi epos eroico. Ma chi sono per Otto gli antichi dei? La posizione di O è originale rispetto agli studi storico religiosi del tempo. Interpreta la religione greca come anzitutto la religione degli dei olimpici cantati da Omero ed Esiodo. Nel suo pensiero si ribalta il modo in cui il Romanticismo comprendeva la grecità. Questo, poggiato sulla spiritualità cristiana, cercava nella religione greca quei momenti capaci di contraddire l'immagine di calmo e composto equilibrio suggerita dalla religione olimpica. nel romanticismo vediamo collegate  le religioni preelleniche con quelle misteriche della tarda grecità, per il tramite spesso del dionisismo.

Dionisismo > religione democratica e sovversiva dell'ebbrezza --> paradigma dell'opera d'arte della classicità diviene l'esperienza del tragico

Apollo > religione aristocratica dell'ordine olimpico.

Nel libro del 33 Otto parla di Dioniso, ma contro Nietzsche che vuole opporre all'illusoria apparenza della religione olimpica il fondamento dionisiaco dell'esistere. In un certo modo dunque rigetta il mondo cristiano e moderno. Ma non solo. Per O il mondo degli olimpici non è un mondo di sublime apparenza, nè si riassume nel dominio di apollo. La bella apparenza del mondo classico non è oblio e allontanamento dalla religione ctonia delle origini. Anzi, è un suo inveramento, una sublimazione che accoglie tutta la forza dell'origine in seno a un rischiarato ordine della forma e rigore spirituali. Gli dei olimpici di O sono dunque lontani sia dall'irrazionalismo romantico che dal formalismo classicistico.
di Dario Gemini
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