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innovazione aperta

è detto “closed business model” un modello basato sull’imposizione attiva (enforcement) dell’abilità di escludere clienti e concorrenza dall’accesso agli assets intellettuali dell’impresa, attraverso gli strumenti legali di protezione della proprietà intellettuale. tra le strategie di appropriabilità dei benefici delle innovazioni ci sono alcuni strumenti che non si basano sulla proprietà intellettuale:

1. la dimensione dell’impresa: le grandi imprese sono in grado di distribuire meglio i costi fissi dell’innovazione su una più ampia gamma di attività ed internalizzare un volume più elevato di spillover;

2. il segreto: lo stato protegge l’impresa che non divulga l’innovazione solo se i concorrenti adottano un comportamento illegale per accedere ad essa;

3. il lead time: il vantaggio generato dalla capacità di entrare per primi sul mercato, che porta profitti maggiori e benefici in termini di capacità di attrarre consumatori;

4. il vantaggio di competenza e l’innovazione continua garantiscono una protezione dall’imitazione, poiché una volta che i followers saranno riusciti ad accedere all’innovazione essa sarà già superata;

5. i servizi complementari al prodotto offerto, ad esempio corsi di apprendimento per i clienti del nuovo prodotto, assicurano la fidelizzazione del cliente e sono un elemento caratterizzante l’impresa e difficilmente imitabile dai concorrenti.

è detto “open business modell” un modello basato sull’elasticità di alcune o tutte le costrizioni all’accesso agli assets intellettuali di un’impresa e/o l’integrazione nel business dell’impresa di innovazioni sviluppate fuori dall’impresa. un’azienda è “open innovation” quando ha un’attitudine a ricevere dall’esterno informazioni, conoscenze e idee per innovare, in controtendenza con la sindrome del “not invented here” tipico del “closed business model”. questo tipo di atteggiamento aziendale porta a collaborazioni orizzontali con innovatori e aziende delle stesso livello, generando benefici dal punto di vista della diminuzione di costi di attrezzature, costi di comunicazione, duplicazione degli investimenti e barriere alle attività innovative.
gli open source software sono prodotti che hanno due caratteristiche principali:

1. vengono distribuiti non solo nella forma di software ma anche con il codice sorgente;

2. vengono distribuiti con un particolare tipo di licenza (general public license, gpl) che consente di modificare il codice sorgente e redistribuirlo.
la gpl è una licenza per software libero che assicura all’utente libertà di utilizzo, copia, modifica e distribuzione del software, gratuitamente o a pagamento. la sua caratteristica principale è la “persistenza”, che si raggiunge con l’imposizione di un vincolo alla redistribuzione: una volta che l’utente ha modificato il software e vuole distribuirlo, è obbligato ad allegare il testo della gpl assieme ad esso. tale concetto, ideato da stallman, è detto copyleft, e il suo scopo è mantenere libero il programma una volta che esso sia stato posto sotto gpl.
le motivazioni per cui i programmatori sono spinti a migliorare gli oss (open source softwares) (es linux) possono essere gli incentivi di reputazione e segnalazione all’interno di una vasta comunità di utilizzatori, ma anche il piacere personale, l’altruismo, aumentare le opportunità di lavoro, l’esperienza personale, limitare il potere delle principali imprese produttrici di software. in realtà il fenomeno degli oss è fondamentalmente basato su due fattori: l’apprendimento e il senso di partecipazione ad una comunità di utilizzatori; personalizzazione: modifica secondo le sue esigenze.
di Maria Caldiero
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