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Ricerca di mutazioni nel gene K-Ras mediante HRM-PCR

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Cristina Cucchetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Salvatore Travali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

Il carcinoma del colon retto è uno dei tumori più diffusi nella popolazione mondiale, rappresenta infatti il terzo tumore maligno per incidenza e mortalità, dopo quello della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo.
Nonostante negli ultimi due decenni si sia assistito ad un aumento dell’insorgenza di questa neoplasia, le statistiche hanno anche evidenziato una diminuzione della mortalità, attribuibile soprattutto a un'informazione più adeguata, alla diagnosi precoce ed all’utilizzo di nuove strategie terapeutiche e alla loro efficacia.
A dispetto però dei notevoli miglioramenti effettuati in ambito diagnostico e terapeutico e a dispetto della forte promozione relativa all’attuazione di programmi di screening, questo tumore rimane una forma con elevata mortalità, tanto da rappresentare una delle principali cause di morte per neoplasia nei paesi occidentali.
L’eziologia della malattia è piuttosto complessa ed è dovuta all’interazione di fattori ambientali e condizioni patologiche predisponenti. Tra queste ultime bisogna menzionare i fattori genetici, che non implicano una causalità diretta ma determinano una maggiore suscettibilità, quindi un maggior rischio di sviluppare il tumore rispetto alla popolazione normale.
Nello sviluppo di tale tumore è stata ampiamente riconosciuta la validità del modello proposto da Fearon e Vogelstein basato sulla sequenza temporale “adenoma-carcinoma”: una grande percentuale di carcinomi colonrettali deriverebbe dall’evoluzione di adenomi benigni. Da qui nasce l’obiettivo di intensificare e generalizzare le procedure di screening, in modo da individuare precocemente la presenza di polipi adenomatosi ed intervenire con la rimozione chirurgica degli stessi. Grazie all’estesa applicazione di tali misure preventive, un sempre maggior numero di soggetti sani è stato identificato come portatore di adenomi.
Negli ultimi dieci anni, una migliore comprensione dei processi molecolari che intervengono nella trasformazione dell’epitelio colonrettale da normale a neoplastico ha, da un lato, chiarito molti aspetti della patogenesi della malattia e, dall’altro, ha portato allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche mirate verso alcuni bersagli molecolari coinvolti sia nell’insorgenza che nella progressione del tumore.

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3 1. INTRODUZIONE Il carcinoma del colon retto è uno dei tumori più diffusi nella popolazione mondiale, rappresenta infatti il terzo tumore maligno per incidenza e mortalità, dopo quello della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo. Nonostante negli ultimi due decenni si sia assistito ad un aumento dell’insorgenza di questa neoplasia, le statistiche hanno anche evidenziato una diminuzione della mortalità, attribuibile soprattutto a un'informazione più adeguata, alla diagnosi precoce ed all’utilizzo di nuove strategie terapeutiche e alla loro efficacia. A dispetto però dei notevoli miglioramenti effettuati in ambito diagnostico e terapeutico e a dispetto della forte promozione relativa all’attuazione di programmi di screening, questo tumore rimane una forma con elevata mortalità, tanto da rappresentare una delle principali cause di morte per neoplasia nei paesi occidentali. L’eziologia della malattia è piuttosto complessa ed è dovuta all’interazione di fattori ambientali e condizioni patologiche predisponenti. Tra queste ultime bisogna menzionare i fattori genetici, che non implicano una causalità diretta ma determinano una maggiore suscettibilità, quindi un maggior rischio di sviluppare il tumore rispetto alla popolazione normale. Nello sviluppo di tale tumore è stata ampiamente riconosciuta la validità del modello proposto da Fearon e Vogelstein basato sulla sequenza temporale ―adenoma-carcinoma‖: una grande percentuale di carcinomi colonrettali deriverebbe dall’evoluzione di adenomi benigni. Da qui nasce l’obiettivo di intensificare e generalizzare le procedure di screening, in modo da individuare precocemente la presenza di polipi adenomatosi ed intervenire con la rimozione chirurgica degli stessi. Grazie all’estesa applicazione di tali misure preventive, un sempre maggior numero di soggetti sani è stato identificato come portatore di adenomi. Negli ultimi dieci anni, una migliore comprensione dei processi molecolari che intervengono nella trasformazione dell’epitelio colonrettale da normale a

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