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Il New Public Management nel dibattito internazionale e nell'esperienza di riforma italiana

Informazioni tesi

  Autore: Claudia Chelazzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Massimo Morisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

L’oggetto di questa tesi è stato l’analisi del movimento di idee del New Public Management e del loro impatto sulla policy community della riforma amministrativa italiana, cioè la ricognizione dell’influenza di tale movimento di idee sull’agenda di riforma amministrativa italiana. Lo scopo del lavoro è stato quello di saggiare il grado di adesione della policy community italiana, che ha sostenuto la promulgazione di riforme delle pubbliche amministrazioni ad orientamento managerialista, rispetto al movimento internazionale del NPM.
In effetti alla fine degli anni Ottanta e nel corso degli anni Novanta, si è avuto a livello internazionale lo sviluppo e la diffusione di un movimento managerialista di riforma delle pubbliche amministrazioni, denominato appunto “New Public Management”. Questo ha dato luogo, sul piano teorico, ad una vera e propria dottrina elaborata da studiosi ed esperti del settore, che ha orientato con i suoi principi, le agende dei governi di molti paesi, nella progettazione ed attuazione della riforma del loro sistema di pubbliche amministrazioni.
I principi di questa dottrina non sono nuovi al panorama delle teorie di riforma delle pubbliche amministrazioni, ma fino alla fine degli anni Ottanta, cioè prima della diffusione del NPM, non ci sono mai state riforme in cui questi elementi siano stati inseriti tutti contemporaneamente. Pertanto è certamente nuovo l’assemblaggio di idee che costituiscono il NPM, come altrettanto nuove sono la diffusione e la sperimentazione di tali principi di riforma amministrativa su larga scala.
Abbiamo tentato quindi un’operazione di sistematizzazione della letteratura sul NPM, che ci permettesse di ricavarne un quadro organico e riassuntivo. I primi tre capitoli hanno riguardato rispettivamente le origini teoriche e i principi del NPM, i modelli di applicazione ed il dibattito internazionale. Quello che è emerso da questa prima sezione della tesi, è che non esiste un unico “modello NPM” di riforma amministrativa e non esiste neanche un’unica “teoria del NPM”: ci sono vari approcci, il dibattito è ancora aperto e la dottrina del NPM è ancora in corso di maturazione. Abbiamo visto come esistano oltretutto esperienze di applicazione diverse fra i vari paesi e anche all’interno di ogni singolo paese. Ecco perché il NPM si configura, da un lato come un processo globale nella diffusione di principi di riforma delle pubbliche amministrazioni, e dall’altro come un processo locale nella sua fase di implementazione. Il NPM appare dunque come un insieme di idee che viaggiano globalmente ed attecchiscono localmente.
Nella seconda parte della tesi, abbiamo ricostruito come le idee della dottrina del NPM siano arrivate in Italia; da chi siano state introdotte nel nostro paese; quali effetti abbiano avuto sugli attori che le hanno tematizzate, dibattute e tradotte, quali influenze abbiano avuto su coloro che hanno pensato e condotto la riforma amministrativa italiana e sui contenuti della normativa prodotta negli anni Novanta.
Il punto di arrivo della tesi è che la contaminazione dell’agenda di riforma italiana da parte del movimento managerialista del NPM è stata abbastanza evidente nella sostanza, senza però essere stata accompagnata da un dibattito e da un movimento di riformatori (intellettuali, imprenditori di policy, consulenti, dirigenti, etc.) che abbiano condiviso un progetto politico unitario, chiaro e dichiarato. Le idee del NPM hanno pervaso il disegno legislativo incrementale italiano limitatamente ad alcuni opinion leader, che ne hanno tuttavia preso le distanze. Il “NPM all’italiana” è stato terreno privilegiato di un’élite di singoli promotori, i quali, circondati da un ristretto entourage di consulenti, hanno dato il via alla riforma italiana in modo incrementale.
Possiamo rilevare così che, in un paese come l’Italia a costituzione rigida e dove è stata documentata dagli studi di scienza dell’amministrazione l’assenza di una radicata cultura del cambiamento delle pubbliche amministrazioni sia nel mondo politico che in quello dirigenziale, la strategia dei “piccoli passi” resti l’unica via per addivenire alla attuazione della riforma del NPM.
Per concludere riteniamo utile sottolineare quello che già esiste e si sta sviluppando anche in Italia. Sono infatti presenti casi di eccellenza in alcune pubbliche amministrazioni, soprattutto nel settore sanitario e in quello degli enti locali, e segnali di apertura ad una dimensione di scambio europea ed internazionale.
Risulta inoltre propulsivo l’attuale ruolo del Dipartimento della Funzione Pubblica che ha avviato, nel corso di quasi dieci anni, una serie di iniziative e di progetti di diffusione delle nuove pratiche di gestione ed ha promosso iniziative di innovazione, quali convegni di formazione di politici e dirigenti, finalizzati al rafforzamento di una cultura del cambiamento delle pubbliche amministrazioni nella logica di riforma del NPM.

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1INTRODUZIONE Questa tesi affronta, per lo specifico caso italiano, una problematica che nasce da un dilemma presente nei cittadini di tutte le moderne democrazie occidentali nei confronti della pubblica amministrazione: da una parte la sentita necessità di azioni positive per migliorare i servizi pubblici e garantirsi maggiori diritti; dall’altra il bisogno di un contenimento della spesa pubblica per evitare un’eccessiva pressione fiscale. Alla fine degli anni Ottanta e nel corso degli anni Novanta, si è avuto a livello internazionale lo sviluppo e la diffusione di un movimento managerialista di riforma delle pubbliche amministrazioni, denominato “New Public Management” (NPM). Questo ha dato luogo, sul piano teorico, ad una vera e propria dottrina elaborata da studiosi ed esperti del settore che ha orientato, con i suoi principi, le agende dei governi di molti paesi nella progettazione ed attuazione della riforma del loro sistema di pubbliche amministrazioni. L’oggetto della tesi è l’analisi del movimento di idee del NPM e del loro impatto sulla policy community della riforma amministrativa italiana. Il primo passo sarà capire cosa sia realmente il NPM e quali siano i suoi principi guida. Per ricostruire la dottrina del NPM analizziamo, nel primo capitolo, le sue origini teoriche, i fattori di interpretazione elaborati dagli studiosi sulla nascita e sullo sviluppo del NPM e gli approcci interni a questo movimento. Tenteremo poi un’operazione di sistematizzazione della letteratura sul NPM, che ci permetta di ricavarne un quadro organico e riassuntivo. Noteremo che i principi di questa dottrina non sono nuovi al panorama delle teorie di riforma delle pubbliche amministrazioni, ma fino alla fine degli anni Ottanta, cioè prima della diffusione del NPM, non ci sono mai state riforme in cui questi elementi siano stati inseriti tutti contemporaneamente. Pertanto è certamente nuovo l’assemblaggio di idee che costituiscono il NPM, come altrettanto nuove sono la diffusione e la sperimentazione di tali principi di riforma amministrativa su larga scala. Al fine di riuscire a penetrare maggiormente nella logica del NPM, nel secondo capitolo esaminiamo alcune modalità di elaborazione e realizzazione ispirate al NPM,

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