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Mediazione corporea e formazione immaginale. Un approccio olistico alle dimensioni simboliche dell'educazione

Informazioni tesi

  Autore: Gerardo Ceriale
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Consulenza pedagogica
  Relatore: Ivano Gamelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

A fronte di una sempre più diffusa domanda di cura in senso olistico, quali domande si pongono di fronte a chi si occupa di educazione? La formazione di professionisti nella relazione non può prescindere dall'approfondimento di due focus di primaria importanza: la relazione col corpo e l'ambito immaginale. Fare esperienza delle dimensioni simboliche che attraversano il linguaggio del corpo come il mondo delle immagini costituisce un bagaglio formativo che andrebbe maggiormente valorizzato all'interno dei percorsi di studio, in quanto avvicina chi si occupa di educazione e formazione ad uno sguardo più aperto e profondo verso l'altro e verso il mondo. Il superamento della separazione cartesiana tra corpo e mente, anche sulla scorta degli studi di Ecobiopsicologia, è premessa e risultato insieme di un approccio olistico così inteso.

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1 INTRODUZIONE La nuova urgenza di conoscenze complesse In diversi campi le scienze dell’uomo e della natura si sono aperte al confronto con l’esigenza di un nuovo tipo di interdisciplinarietà, con il bisogno di far incontrare i saperi muovendosi in direzione opposta alla tradizionale tendenza alla specializzazione frammentante. Questa apertura è il portato dell’emergere di una nuova visione, un nuovo paradigma che attraversa tutti i settori della conoscenza umana: la prospettiva epistemologica che si definisce, a partire dagli scritti di Edgar Morin, come ‘complessa’. La storia della scienza occidentale, fondata sugli esperimenti di Galileo e sulle leggi del moto newtoniane, aveva condotto alla credenza che tutta la realtà fosse scritta secondo un codice matematico e geometrico, che l’universo fosse un’immensa macchina dove ogni cosa possiede una sua regolarità perché sottoposta a leggi eterne. Era una prospettiva deterministica che considerava la natura un grande libro leggibile traducendo tutti i fenomeni in linguaggio matematico: ogni cosa poteva essere potenzialmente spiegata attraverso qualche principio elementare, e tutto quello che ancora sfuggiva, i fenomeni apparentemente disordinati, veniva visto come il risultato di un’osservazione ancora incompleta. Il capovolgimento di questa visione è cominciato nel corso del XX secolo quando l’impalcatura solida, positivistica, della scienza ottocentesca cominciò a scricchiolare. La meccanica quantistica, la teoria della relatività einsteiniana, il principio di indeterminazione di Heisenberg, condussero le scienze a mettere in discussione l’idea di un mondo infinitamente suddivisibile in elementi semplici e quantificabili. L’incertezza, il disordine, l’imprevedibilità fecero breccia nello spirito scientifico. Parallelamente, negli anni ’50 von Bertalanffy formulava la teoria generale dei sistemi 1 : l’idea sistemica descriveva il mondo come formato non tanto da oggetti separati e distinti tra loro, ma appunto da sistemi, unità organizzate le cui proprietà (definite proprietà emergenti) non sono le stesse delle parti costituenti, e restano ignote se l’analisi si puntualizza sulle singole parti. Così mentre nei secoli precedenti la scienza era avanzata frammentando e sezionando, secondo diverse linee di specializzazione, inseguendo l’utopia di scoprire dietro alle apparenze la semplicità nascosta della realtà, iniziò a imporsi la necessità opposta di guardare agli oggetti di studio come ad entità complesse. La compartimentazione del sapere cominciò ad apparire inadatta poiché la spiegazione di un qualsiasi fenomeno poteva chiamare in causa conoscenze di diversa natura. 1 Bertalanffy, 1983.

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Parole chiave

educazione
corpo
olismo
mediazione
immaginale
ecobiopsicologia

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