L’altra voce: il doppiaggio nel cinema e nella serialità televisiva

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniela Romano Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

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La mia tesi si occupa del tema del doppiaggio cinematografico e televisivo ( fiction, telefilm ecc.). Analizza l'avvento della disciplina della traduzione fino all'intervento della traduzione per il cinema con la nascita del doppiaggio, raccontando in breve la sua storia dalla nascita ai nostri giorni.
Mi sono poi occupata delle incongruenze di traduzione nel passaggio da una lingua all'altra e della censura di alcuni elementi nel doppiaggio italiano dei cartoon e serie tv americane.

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3 INTRODUZIONE Il procedimento del doppiaggio, nato dalla mente del fisico austriaco Jacob Karol, consiste nel sostituire in post-sincronizzazione la pista sonora originale di un film con una nuova pista sonora provvista di dialoghi tradotti nella lingua dei fruitori. Il doppiaggio cinematografico è un caso particolare di traduzione perché, fondendo due ambiti diversi come la traduzione e il cinema, impone al traduttore dei vincoli. Però, nel viaggio che un film compie dalla patria in terra straniera, molto di ciò che il regista vuole dire viene perso perché la lingua d’origine non viene mantenuta. Nella delicata fase della traduzione di un film e nel successivo adattamento dialoghi , molto spesso, il significato originario delle parole viene cambiato, se non stravolto dal lavoro del traduttore e dell’adattatore. D'altronde non serve nemmeno arrivare così lontano, basta guardare le traduzioni di titoli di molti film (nel nostro caso dall’inglese all’italiano) stranieri per accorgersi del totale cambiamento e dell’assoluto stravolgimento di senso che vien fuori da questa operazione :The seven year itch (Quando la moglie è in vacanza) di Billy Wilder, The Shawshank Redemption (Le ali della libertà) di Frank Darabont, Eternal sunshine of a spotless mind (Se mi lasci ti cancello) di Michel Gondry, Intouchables (Quasi amici) di Olivier Nakache e Eric Toledano e via dicendo. Ciò che colpisce è quanto, spesso, i traduttori si complichino la vita, traducendo anche dei banali titoli in maniera assurda e fuorviante. Infatti, in alcuni casi, sarebbe meglio lasciare il titolo originale senza tradurlo. pur vero che ci sono alcuni neologismi, proverbi, modi dire ecc. che appartengono a quel determinato mondo, a quella determinata cultura di cui il regista fa parte. Tradurre una battuta ironica che è emblema, ad esempio, della cultura americana e che probabilmente non verrebbe capita se lasciata così com’è , è molto più difficile rispetto alla traduzione di un qualsiasi