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Consumo abituale di pesce nella popolazione ligure: effetti attesi sulla salute

Informazioni tesi

  Autore: Alice Viani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Dietista
  Relatore: Giovanni Adami
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

Negli ultimi decenni il consumo di prodotti ittici è notevolmente aumentato. Il pesce in particolare è stato riconosciuto come un componente fondamentale e consigliato in tutti i regimi dietetici, considerato una salutare fonte di energia, ricco di proteine ad alto valore biologico, più facilmente digeribili rispetto a quelle derivate dal consumo di animali terrestri, vitamine (D, A, E, B12), minerali essenziali (selenio, rame, manganese), omega 3 (acidi grassi essenziali polinsaturi a lunga catena – PUFA, Poli Unsatured Fatty Acids) che giocano un ruolo vitale nella salute umana, a partire dal momento del concepimento lungo tutte le fasi della maturazione dell’individuo fino all’invecchiamento.
Tuttavia, specialmente nel nostro paese, benché patria della dieta mediterranea, tale raccomandazione risulta spesso disattesa. La spiegazione potrebbe trovarsi nel costo spesso elevato del pesce e dei frutti di mare in genere (anche se il pesce azzurro, il più consigliato tra l’altro, risulta il più economico) o da un differente gusto e/o tradizione culinaria (soprattutto nelle regioni non costiere), ma principalmente tende a provenire dalla forte preoccupazione per eventuali rischi per la salute derivanti innanzitutto da possibili sostanze contaminanti di origine antropica, o meno, presenti nelle acque.
Il crescente interesse pubblico riguardo la presenza di questi contaminanti chimici nel pesce ha indotto la comunità scientifica (FAO of the UN e WHO) ad occuparsi della questione, formulando nel 2010 un documento “master” (presentato durante la World Nutrition Research Conference on Mediterranean Foods in Health and Disease in occasione del 20° Congresso Internazionale sulla Nutrizione, svoltosi nel maggio 2013 in Spagna) ritenuto fondamentale per l’analisi dei rischi e dei benefici, contenente inoltre una serie di step a cui ogni stato dovrebbe attenersi per garantire un ottimale consumo di pesce e offrire una corretta conoscenza di tutti i rischi ed i benefici tra i suoi cittadini.
Il pesce rappresenta pertanto un modello emblematico della valutazione rischio/beneficio, infatti nonostante il consumo di prodotti ittici sia raccomandato in tutte le fasce di popolazione, di contro l’ambiente acquatico risulta contaminato da sostanze inquinanti che, concentrandosi nei tessuti dei pesci e di altri organismi usati nell’alimentazione, crea allarme per la sicurezza del consumatore.
Nei paragrafi successivi verranno messi a confronto, basandosi su evidenze scientifiche, i vantaggi derivanti dall’assunzione dell’alimento ed i rischi associati all’esposizione a determinati contaminanti in esso contenuti, verrà così comprovato che i benefici nel consumo di pesce prevalgono sui rischi potenziali, salvo alcune eccezioni che verranno esaminate nello specifico.

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6 CAPITOLO 1 EFFETTI ATTESI SULLA SALUTE: INTRODUZIONE ALLA VALUTAZIONE RISCHIO-BENEFICIO Negli ultimi decenni il consumo di prodotti ittici è notevolmente aumentato. Il pesce in particolare è stato riconosciuto come un componente fondamentale e consigliato in tutti i regimi dietetici, considerato una salutare fonte di energia, ricco di proteine ad alto valore biologico, più facilmente digeribili rispetto a quelle derivate dal consumo di animali terrestri, vitamine (D, A, E, B12), minerali essenziali (selenio, rame, manganese), omega 3 (acidi grassi essenziali polinsaturi a lunga catena – PUFA, Poli Unsatured Fatty Acids) che giocano un ruolo vitale nella salute umana, a partire dal momento del concepimento lungo tutte le fasi della maturazione dell’individuo fino all’invecchiamento. 1 Tuttavia, specialmente nel nostro paese, benché patria della dieta mediterranea, tale raccomandazione risulta spesso disattesa. La spiegazione potrebbe trovarsi nel costo spesso elevato del pesce e dei frutti di mare in genere (anche se il pesce azzurro, il più consigliato tra l’altro, risulta il più economico) o da un differente gusto e/o tradizione culinaria (soprattutto nelle regioni non costiere), ma principalmente tende a provenire dalla forte preoccupazione per eventuali rischi per la salute derivanti innanzitutto da possibili sostanze contaminanti di origine antropica, o meno, presenti nelle acque. Il crescente interesse pubblico riguardo la presenza di questi contaminanti chimici nel pesce ha indotto la comunità scientifica (FAO of the UN e WHO) ad occuparsi della questione 2 , formulando nel 2010 un documento “master” (presentato durante la World Nutrition Research Conference on Mediterranean Foods in Health and Disease in occasione del 20° Congresso Internazionale sulla Nutrizione, svoltosi nel maggio 2013 in Spagna) ritenuto fondamentale per l’analisi dei rischi e dei benefici, contenente inoltre una serie di step a cui ogni stato dovrebbe attenersi per garantire un ottimale consumo di pesce e offrire una corretta conoscenza di tutti i rischi ed i benefici tra i suoi cittadini. Il pesce rappresenta pertanto un modello emblematico della valutazione rischio/beneficio, infatti nonostante il consumo di prodotti ittici sia raccomandato in tutte le fasce di popolazione, di contro l’ambiente acquatico risulta contaminato da

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