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Palazzo Coccina Tiepolo Papadopoli e il pittore Cesare Rotta

Informazioni tesi

  Autore: Giuliana Rotta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Lettere
  Relatore: Valerio Terraroli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 395

L’obiettivo del lavoro è stato narrare la storia di Palazzo Coccina Tiepolo Papadopoli facendone una lettura filologica degli avvenimenti e delle vicende dei proprietari che si succedettero nei tre secoli e che ne lasciarono tracce.
Palazzo Papadopoli in Venezia, affacciato sul Canal Grande, fu edificato per volontà della Famiglia Coccina nel 1561, opera inizialmente attribuita al Sansovino quindi al Palladio, più tardi, venne riconosciuto in Giangiacomo dei Grigi il vero progettista.
Le più drastiche trasformazioni furono intraprese fra il 1873 e il 1875 per mano di Michelangelo Guggenheim su incarico dalla nobile famiglia dei conti Papadopoli, tanto che un cronista scrisse sulla Gazzetta di Venezia: “il Palazzo Tiepolo del secolo XVI ha dato origine al palazzo Papadopoli del XIX sec. Parce sepulto”.
Vengono documentate importanti scoperte d’archivio in merito agli artisti e alle maestranze che parteciparono ai lavori del Palazzo con i relativi compensi .
Un mio particolare interesse è stato focalizzare il pittore Cesare Rotta tra gli artisti che operarono sotto la direzione di Michelangelo Guggenheim, entrambi legati da profonda amicizia.
Cesare Rotta, dal quale discende la mia famiglia, fu uno dei principali protagonisti delle opere pittoriche realizzate sia alle pareti sia sui soffitti del palazzo, in particolare dipinse gli ambienti più rappresentativi come lo scalone d’onore, la galleria degli antenati e lo sfarzoso salone da ballo del piano nobile.
Rotta dopo essersi distinto presso l’Istituto Don Mazza di Verona, a 16 anni venne incoraggiato dagli insegnanti dell’istituto a lasciare il paese natio di Sommacampagna (VR), per intraprendere un lodevole percorso formativo presso la Regia Accademia delle Belle Arti di Venezia, divenne così veneziano di adozione a tutti gli effetti .
Se pur prematuramente tolto alla vita a soli 37 anni (1847-1885) nelle sue opere dà esempio di originalità nell’attingere da Paolo Veronese e in particolare da Giambattista Tiepolo.
La sua preparazione artistica poggiava sui canoni classici appresi frequentando, con ottimi risultati, l’Accademia, di B. A. di Venezia e della quale è stato ricostruito dettagliatamente tutto il percorso formativo nelle varie discipline con le relative valutazioni.
Egli seppe trasporre nelle sue opere pittoriche quell’ecclettismo che ben si armonizzò con lo spirito di ogni sala che andò a dipingere; in particolare diede esempio di intelligenza, conoscenza e capacità artistica, seppe integrare: mitologia, satira, classicismo.
Rotta rivela una particolare sensibilità per il rococò raffinato e disinvolto, che meglio interpretava i valori che richiedeva la nuova borghesia, per sancire il proprio ruolo nella società, che celava la consapevolezza di un'epoca che si avviava irrimediabilmente alla decadenza.
E’ stato documentato che la famiglia Papadopoli apportò radicali interventi al palazzo, che richiesero grandissimi investimenti non solo per dare sfarzo alla loro ricchezza, ma anche per essere interpreti delle innovazioni dell’epoca. Applicarono le più sofisticate tecnologie, in campo idraulico facendo eseguire le condotte di acqua calda nei servizi igienici; nell’elettricità portando l’illuminazione in tutte le stanze; inoltre l’esempio più eclatante fu l’installazione del primo ascensore a pompa idraulica in Italia.
L’inaugurazione del Palazzo avvenuta nel Febbraio del 1882 destò la curiosità delle corti d’oltralpe, come quella del Re di Baviera Ludwig II, il quale inviò a Venezia il proprio architetto per trarne esempio per le sue corti; successivamente ne pubblicarono le immagini in una raccolta fotografica.
Michelangelo Guggenheim divenne il massimo rappresentate delle arti applicate, le cui capacità vennero riconosciute dall’Europa agli Stati Americani al Giappone.
I suoi modelli d’ispirazione furono i periodi artistici francesi che comprendevano gli stili Luigi XIV, XV e XVI.
Il suo grande merito fu lo studio di tutto ciò che andava a comporre le diverse sale e l’organizzazione delle numerose squadre di artigiani industriali che vi operavano, quindi non solo pittori, ma anche ebanisti, tappezzieri, fabbri, falegnami, marmisti; contemporaneamente si avvalse del loro know how e delle loro abilità tecniche derivanti dalle diverse tradizioni familiari; inoltre non mancò mai di valorizzare i tanti maestri artigiani, rendendo pubblici i loro nominativi in occasione delle numerose esposizioni che avvenivano soprattutto all’estero
Un obiettivo fondamentale della tesi è stato la lettura puntuale e interpretativa per arrivare alla descrizione dell’iconografia di ogni singola opera pittorica rappresentata, che era a sua volta integrata con grande intelligenza e perizia con stucchi, specchi, decorazioni lignee, lampadari, tendaggi, che andavano a costituire omogeneità nell’insieme, tanto da diventare un modello che venne all’epoca considerato una documentazione, quasi enciclopedica, alla quale potevano attingere gli artisti.

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63 4. “Il Palazzo Papadopoli in Venezia – architettura interna, decorazione murale, ammobigliamento” di M. Guggenheim, Venezia, 1899 Rimasero affascinati da tanta fama di Michelangelo Guggenheim, anche i nobili conti fratelli Angelo e Niccolò Papadopoli perché, con il suo operare, interpretava una nuova linea di pensiero capace di far rivivere i fasti di Venezia riproducendo i modelli di arredamento delle regge francesi, tanto ambiti dalla nobiltà e dalla nuova borghesia. I proprietari gli affidarono pertanto i lavori di restauro, per la parte dell’architettura interna, per le decorazioni murali e per l’ammobigliamento completo del loro prestigioso palazzo sul Canal Grande, che ora si presentava fatiscente. (...) il grande lavoro decorativo doveva rappresentare lo sviluppo artistico di varie epoche dell’arte, dal Rinascimento a Luigi XVI. I Papadopoli diedero anche indicazioni, fatto assolutamente nuovo per il periodo, di dotare il palazzo di tutte le nuove tecnologie dell’epoca, rendendolo così più confortevole e funzionale. Era una novità portare in un palazzo cinquecentesco l’illuminazione elettrica e installare caloriferi in ogni stanza, ogni camera era affiancata da servizi igienici dotati di acqua corrente. Assolutamente innovativa poi l’installazione di un ascensore idraulico che raggiungeva tutti i piani del palazzo; nello stesso tempo la famiglia non disdegnava anche la citazione di simboli nobiliari che non si vergognarono di aver comprato. La missione di Guggenheim era molto ambiziosa e per questo piena di difficoltà; grande impegno egli richiese a sé stesso e alla sua squadra di collaboratori; le sue maestranze, specifiche per ogni arte: pittori, stuccatori, tagliapietre, tappezzieri, doratori, (…) dovevano per necessità formarsi, un po’ per volta, un contingente proprio di collaboratori disposti a seguirlo nello studio delle forme di ogni periodo, del suo stile, del suo spirito. Probabilmente prima di procedere alle stesure definitive erano stati realizzati: bozzetti, disegni, cartoni, calchi, di ogni elemento che andava a comporre ogni stanza.
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