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La divulgazione dei risultati delle intercettazioni: diritto di cronaca e diritto alla privacy

Le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni rappresentano un mezzo di ricerca della prova che si accomuna agli altri, quali perquisizioni, ispezioni e sequestri, in quanto determinano stati di soggezione, incidono su diritti di libertà, tendono a sorprendere. Ma se ne differenziano perchè sono uno strumento non solo a "sorpresa", ma anche occulto, cioè nascosto agli interessati per l'intero periodo del suo svolgimento. Proprio a quest'aspetto esse devono la straordinaria efficacia investigativa che le caratterizzano; ignari del "terzo orecchio" in ascolto, talvolta i conversanti rendono inconsapevoli confessioni. Al tempo stesso, si tratta di un espediente "odioso" perchè penetrano nella sfera più intima non solo del sospettato, ma dei suoi familiari o conviventi, nonchè dei loro occasionali interlocutori.
Quello delle intercettazioni è un tema molto attuale e discusso , non solo perchè rappresentano circa il 33% delle spese per la giustizia - con un forte peso quindi sul bilancio statale - ma è sempre più crescente il fenomeno della divulgazione e conseguente pubblicazione sui giornali del loro contenuto, come dimostrato anche dai recenti casi di cronaca giudiziaria e meglio noti al grande pubblico come "Calciopoli", "Vallettopoli", lo scandalo "Telecom-Sismi" e le telefonate tra Berlusconi e Saccà. Il tutto ha notevolmente accesso il dibattito intorno al problema del difficile bilanciamento tra il diritto alla riservatezza di coloro che, vengono colpiti - direttamente o indirettamente - dall'intercettazione e il diritto di cronaca dei giornalisti.
La questione è stata più volte affrontata dal Garante per la protezione dei dati personali, in particolare nei recenti provvedimenti datati 21 giugno 2006 e 15 marzo 2007, grazie ai quali si sono posti dei veri e propri paletti ai mezzi di informazione per la pubblicazione delle intercettazioni.
Una risposta al problema sta cercando di darla anche l'attuale Governo con il c.d disegno di legge "Alfano", presentato nel Consiglio dei Ministri n. 5 del 13 giugno 2008. Ma, quest'ultimo, sembra non riuscire a bilanciare tutti gli interessi in gioco, che non sono ovviamente solo il diritto alla privacy e il diritto di cronaca, ma la "partita delle intercettazioni" si gioca tra (almeno) quattro soggetti: l'autorità giudiziaria, che si fa carico della tutela della sicurezza dei cittadini, attraverso l'accertamento dei reati; l'indagato-imputato, titolare del diritto alla difesa, della presunzione di non colpevolezza e in particolare, del diritto alla libertà e segretezza delle comunicazioni; il terzo estraneo, garantito a livello sopranazionale e nazionale dai diritti della persona e della sua dignità, se non anche appunto della privacy; la stampa, l'informazione, la cui attività è riconducibile al già citato diritto di cronaca. Com'è evidente, la stampa e l'autorità giudiziaria sono le due posizioni "forti" che non hanno alcun interesse ad una riforma che ne ridurrebbe il potere; le due posizioni "deboli", cioè il terzo estraneo e l'indagato-imputato sono troppo fragili e divisi per potersi imporre. La difficoltà nel realizzare una adeguata ed equilibrata riforma in materia, sta proprio nel non riuscire a trovare il giusto temperamento tra i suddetti valori costituzionali, nessuno dei quali può ritenersi prevalente da imporre il sacrificio dell'altro.

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1 INTRODUZIONE Le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni rappresentano un mezzo di ricerca della prova che si accomuna agli altri, quali perquisizioni, ispezioni e sequestri, in quanto determinano stati di soggezione, incidono su diritti di libertà, tendono a sorprendere. Ma se ne differenziano perché sono uno strumento non solo “a sorpresa”, ma anche occulto, cioè nascosto agli interessati per l’intero periodo del suo svolgimento. Proprio a quest’ aspetto esse devono la straordinaria efficacia investigativa che le caratterizzano; ignari del “terzo orecchio” in ascolto, talvolta i conversanti rendono inconsapevoli confessioni. 1 Al tempo stesso, si tratta di un espediente “odioso” e, per taluni profili, inevitabilmente ingiusto; ad esempio, perché penetrano nella sfera più intima non solo del sospettato, ma dei suoi familiari o conviventi, nonché dei loro occasionali interlocutori; oppure - secondo parte della dottrina - perché puntano a carpire dichiarazioni autoaccusatorie pur vivendo in un ordinamento che esclude il potere di cercare coattivamente la confessione e riconosce il principio del nemo tenetur se detegere. 2 Questo scontro tra interessi contrapposti – quello al segreto delle comunicazioni e quello ad un’efficace attività di repressione del crimine – è un simbolo perfetto del processo penale: tensione di uomini, strumenti, risorse verso l’ “accertamento della verità”; contemporaneamente, ed a questo fine, esercizio di potere che travolge quanti si trovano sulla sua strada. La storia delle 1 CAMON A., Le intercettazioni nel processo penale, Giuffrè, Milano, 1996, 1. 2 CAMON A., Le intercettazioni nel processo penale, cit.,1.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Luisa Severi Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

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