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Nuove modalità di lavoro: dal telelavoro al lavoro agile

Il significato di lavoro agile e di smart-working

Prima di cercare di dare un significato all’espressione “lavoro agile” è opportuno chiarire se la stessa possa essere considerata la traduzione efficace dell’espressione maggiormente conosciuta “smart working”.
L’Accademia della Crusca, intervenuta sul tema, si è pronunciata dichiarando “un perfetto equivalente”, tuttavia alcuni autori rilevano come le due espressioni non possano essere considerate perfettamente equivalenti per il fatto che nel lavoro agile l’aspetto centrale non è quello organizzativo ma quello relativo al miglioramento delle condizioni di vita del lavoratore.
Se è dunque vero che i due termini possono essere usati come sinonimi si ritiene che nella definizione di lavoro agile, oltre all’aspetto organizzativo richiamato in tutte le definizioni di smart working, sia presente l’ulteriore e importante richiamo al perseguimento di una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro non sempre esplicitato nelle definizioni di smartworking.
È chiaro che se nel lavoro agile venisse individuato solamente uno strumento organizzativo per remunerare “a risultato” la prestazione lavorativa si andrebbe incontro al grosso rischio di ridurre la sua introduzione solamente a logiche aziendali miranti a conseguire un incremento di produttività. Tornare ad un lavoro il cui compenso sia legato al solo risultato, una sorta di nuovo cottimo, produrrebbe un notevole indebolimento delle tutele dei lavoratori con il rischio concreto che gli elementi di flessibilità e funzionalità introdotti, probabilmente anche in chiave di riduzione del costo del lavoro, vadano nella direzione non di migliorare ma di peggiorare le condizioni di lavoro e di vita del lavoratore.
Individuare nel lavoro agile lo strumento che, nel rispetto delle tutele fondamentali della persona, consenta di ottimizzare l’organizzazione lavorativa sia in favore dell’azienda e sia in favore del lavoratore, rappresenta il principale obiettivo del legislatore. Se come si è visto da un punto di vista definitorio l’espressione “lavoro agile”, soprattutto quando usata come “sinonimo” di smart working, possa non sempre avere un significato univoco, pare indubbio che un suo senso concreto e pratico all’interno del contesto lavorativo non può che nascere dal provvedimento normativo che ne definisca e regolamenti i caratteri essenziali.
A tal riguardo l’art. 18, comma 1, della legge 81/2017 definisce il lavoro agile “quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una posizione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva”.
Sicuramente la definizione di lavoro agile fornita dal legislatore ha il pregio di fornire un quadro completo. Oltre a chiarire che la prestazione lavorativa nasce da un accordo tra le parti nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato, indica le modalità di svolgimento della stessa anche rispetto a luoghi e tempi della prestazione. Al comma 1 viene anche riportato come la promozione del lavoro agile sia finalizzata ad “incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro”.
Dopo aver cercato di fornire un quadro definitorio del lavoro agile e prima di procedere con l’analisi della norma, si ritiene utile analizzare i tre disegni di legge che ne hanno condizionato la formazione e l’approvazione.
L’analisi consentirà di porre l’attenzione su taluni aspetti della norma, in particolare di quelli oggetto di emendamenti nel corso del dibattito parlamentare, che hanno suscitano qualche perplessità nella possibilità che la legge trovasse un’agevole e concreta applicazione nel contesto lavorativo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Nuove modalità di lavoro: dal telelavoro al lavoro agile

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Bertocchi
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei servizi giuridici
  Relatore: Elena Signorini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

FAQ

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Parole chiave

telelavoro
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