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Dal locale al globale: il futuro dell'autonomia altoatesina

L'Alto Adige -Sud Tirolo: esempio di un compromesso istituzionale ben riuscito, anche se...

Nelle pagine precedenti abbiamo avuto parole di elogio per il compromesso istituzionale raggiunto in provincia. La multiculturalità, una volta superati i rancori storici, si è tradotta in un vantaggio importante: il fatto di padroneggiare almeno due lingue, ad esempio, in questa terra a cavallo tra mondo latino e tedesco, posta sull'asse favorevole Berlino-Monaco-Verona, ha determinato un valore aggiunto alla base del successo economico di molti abitanti, come vedremo nel capitolo dedicato all'economia. Possiamo aggiungere che delegati di minoranze etniche di tutto il mondo si recano qui per studiare le modalità che hanno portato germanofoni e italofoni a vivere pacificamente gli uni accanto agli altri: persino il Dalai Lama, nella speranza di trovare una soluzione per la triste condizione dei tibetani oppressi dallo stato cinese, è stato più volte in visita a Bolzano. Non solo: l'Eurac (Accademia Europea di Bolzano)29 è un centro di ricerca famoso a livello internazionale per il livello degli studi prodotti, ed ha un particolare dipartimento volto allo studio delle minoranze etniche del mondo, dei loro diritti, delle loro problematiche. Però, se andiamo oltre la visione che emerge dai libri di diritto o dagli indicatori economici, e ci caliamo nella realtà del luogo, scopriamo che più che "con-vivere", cioè vivere insieme, italiani e tedeschi sono due popolazioni che conducono vite sociali separate pur abitando nello stesso territorio. Questo vale per la scuola, in quanto la giunta provinciale prevede addirittura l'esistenza di due assessorati distinti: uno per la formazione scolastica degli italiani e uno dei tedeschi (oltre a quello dei ladini). Un luogo di incontro, in questo senso, potrebbe essere la "Libera Università di Bolzano", fondata nel 1997, dove vengono impartite lezioni in inglese, italiano e tedesco. Tuttavia, anche per il taglio prettamente tecnico dei suoi insegnamenti, solo il 20% degli studenti universitari altoatesini si iscrive all'ateneo locale, contro un 30% che preferisce frequentare università italiane e un buon 40% che si iscrive in Austria.
28 O. Peterlini, op.cit. p.67 29 http://www.eurac.edu/en/eurac/welcome/default.html
La medesima situazione si ripresenta nella gestione del tempo libero: per gli appassionati di montagna, ad esempio, esistono gruppi di riferimento distinti, il Cai (Club alpino italiano) per gli italofoni, l'AVS (Alpenverein Südtirol) per i tedeschi. La distribuzione abitativa non fa eccezione: concentrati nel sud e nelle città gli italiani, più omogeneamente distribuiti ma assolutamente prevalenti nelle campagne e nelle valli del nord i tedeschi. Nel capoluogo Bolzano, che raccoglie un quinto di tutti gli abitanti della provincia, i tedeschi sono maggioranza nei quartieri storici, mentre gli italiani prevalgono nei quartieri costruiti negli anni '20. Mutatis mutandis, si potrebbe quasi parlare di una sorta di apartheid autoimpostosi dagli abitanti locali. Per capire meglio le dinamiche sociali legate al rapporto tra le varie etnie, abbiamo incontrato Valentino Liberto, militante dei Verdi del Sud Tirolo, di cui è rappresentante in seno all'organizzazione centrale del partito a Roma. "Sulla scia degli insegnamenti del giornalista e politico Alex Langer -ha spiegato il giovane studente -credo che bisognerebbe impegnarsi per superare l'attuale distacco tra le etnie. Un esempio: i 2/3 dei giovani hanno rapporti esclusivamente con coetanei del loro gruppo linguistico. D'altronde non potrebbe non essere così, se le scuole e gli altri punti d'incontro sono distinti su base etnica. L'autonomia è un sistema giuridico pressochè perfetto, e non a caso è studiato in tutto il mondo. Ma proprio questo, paradossalmente, potrebbe essere il suo limite, perchè garantendo diritti a tutti, purchè ognuno se ne stia nel suo "mondo", determina nella classe politica quella mancanza di coraggio che servirebbe invece per un aggiornamento incisivo di certi suoi principi. Creare una scuola unificata, che non sostituisca ma almeno affianchi gli istituti già esistenti, ad esempio, sarebbe ormai opportuno". Da questo orecchio non sembra però sentirci Philipp Achammer, segretario amministrativo del Südtiroler Volkspartei, il potente partito autonomista che governa ininterrottamente la provincia dal 1946 e sul quale ci concentreremo nel prossimo paragrafo. "Sono d'accordo sul fatto che una maggiore integrazione tra i gruppi linguistici sarebbe auspicabile-ha affermato il segretario-A Merano, ad esempio, città numericamente divisa quasi perfettamente tra italofoni e germanofoni, esistono due centri giovanili separati, quando sarebbe molto meglio ce ne fosse solo uno, nel quale tutti i giovani possano passare parte del loro tempo libero. Ma la scuola, per noi, deve rimanere distinta: è in classe che si apprendono i valori e la storia di una comunità, e noi sudtirolesi vediamo nell'esistenza della scuola tedesca un' importante tutela della nostra identità". Torniamo a Liberto, al quale abbiamo chiesto cosa ne pensa del presunto disagio vissuto dagli italofoni in provincia, disagio di cui periodicamente si occupano media e politica30. "E' un tema di discussione" ci risponde allora il giovane, che parla da super partes essendo figlio di madre tedesca e padre italiano. "Spesso si tratta di piccoli episodi strumentalizzati, ma un malessere si avverte. Nei piccoli centri delle valli del nord, ad esempio, dove gli italofoni sono una piccola minoranza e gli amministratori di riferimento non riescono sempre a difendere al meglio i loro interessi, questo disagio si avverte maggiormente. Tuttavia a livello istituzionale non solo non esiste nessuna discriminazione antiitaliana, ma qui anche gli italofoni godono di benessere e servizi sociali spesso sconosciuti nel resto della penisola. Gli italiani dovrebbero capire che servono da parte loro ulteriori passi per integrarsi al meglio in questa provincia così particolare: troppi ad esempio parlano ancora maluccio il tedesco. Certo, se si trovano di fronte un atteggiamento di chiusura, diventa tutto più difficile. È per questo che noi parliamo del dovere, da parte di tutti, di superare le "gabbie etniche" nelle quali siamo imbrigliati. Un ultimo esempio: qui è sempre viva la polemica sulla toponomastica. La comunità italiana riconosce nell'opera di Tolomei, chiaramente invisa ai tedeschi, un elemento fondamentale della loro identità, a prescindere da considerazioni ideologiche. Sono questioni articolate, e sulle quali è difficile esprimersi".

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Ziviani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia moderna
  Relatore: Giovanni Pasta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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