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Il Concordato del 1851 fra Santa Sede e Granducato di Toscana

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Anteprima della tesi: Il Concordato del 1851 fra Santa Sede e Granducato di Toscana, Pagina 10
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furono incamerati dallo Stato mentre gli ordini religiosi ed i conventi vennero soppressi, con 
l’eccezione degli Scolopi, elevati ad insegnanti dell’Università Imperiale.
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1.3 Il giurisdizionalismo toscano dopo l’esperienza Napoleonica, prime istanze di riforma 
 
In occasione del Congresso di Vienna, quando fu deciso di ripristinare la dinastia lorense sul trono 
del Granducato dopo la parentesi napoleonica, emerse con chiarezza la volontà tanto della Santa 
Sede quanto dell’episcopato toscano di non veder restaurata la legislazione Leopoldina. A tal 
proposito i vescovi toscani inviarono una supplica al Granduca, nella quale introducevano una serie 
di richieste, con tali parole: 
“Accogliete benignamente i voti che i vostri Arcivescovi e Vescovi […] qui vi esprimono: impedite 
che alla loro ecclesiastica legittima giurisdizione si ripongano le antiche catene che li avvinsero; 
sanzionate il trionfo della Religione negli Articoli che essi umilmente vi espongono, i quali altro 
non sono che il linguaggio de’ Canoni, e specialmente del Concilio di Trento, alla cui osservanza 
sono dirette le seguenti richieste per il bene della Chiesa”.
15
 
Il Granducato restaurato riconobbe alla Chiesa alcuni dei diritti venuti meno durante il regime 
napoleonico, si adoperò per far riaprire diversi conventi, molti atti furono dispensati dall’obbligo 
del placet e dell’exequatur.  Ma, nonostante l’opposizione, le norme leopoldine tornarono in vigore 
con decreto del primo maggio 1814. Il Sant’Uffizio e l’ordine dei Gesuiti non furono riammessi, ed 
il tribunale della Nunziatura non venne ripristinato. Inoltre non venivano più riconosciute 
l’esenzione dall’imposta fondiaria, l’asilo, e il privilegio riconosciuto al foro ecclesiastico risultava 
fortemente circoscritto. Rimanevano in vigore le leggi sulla stampa e sulla manomorta, come anche 
il Regio economato sopra i benefici vacanti, infine era confermato l’aumento delle congrue 
parrocchiali stabilito dallo Stato.
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La Chiesa non poté far altro che sottomettersi a tali decisioni, anche se l’episcopato toscano non 
rinunciò ad inoltrare una nota di protesta al Granduca: 
“La Chiesa in Toscana è tornata ad essere nuovamente in ceppi, ed i Vescovi vanno a risentire il 
peso di una schiavitù in qualche parte più dolorosa che ai tempi di Napoleone”.
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 Ivo Biagianti, La soppressione dei conventi in età napoleonica, in La Toscana in età rivoluzionaria e napoleonica, a 
cura di Ivan Tognarini, Napoli 1985, pp. 443-470 citato da Pignotti, Potestà laica e religiosa autorità, cit., p. 28. 
15
 ASF, Interno, b. 1941, ins. 920. 
16
 Pignotti, Potestà laica e religiosa autorità, cit., pp. 23; 29. Gabriele Paolini, Toscana e Santa Sede negli anni della 
restaurazione (1814-1845,) Firenze 2006, p. 2. 
17
 Attribuzioni del Segretario del Regio diritto nel Granducato di Toscana, citato da Pignotti, Potestà laica e religiosa 
autorità, cit., p. 23 e da Paolini, Toscana e Santa Sede negli anni della restaurazione, cit., p. 80.
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Belletti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei servizi giuridici
  Relatore: Pierluigi Consorti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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