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Il Concordato del 1851 fra Santa Sede e Granducato di Toscana

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Anteprima della tesi: Il Concordato del 1851 fra Santa Sede e Granducato di Toscana, Pagina 3
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infatti, che scrive tra il 1928 ed il 1929, ricorda di non aver potuto consultare i documenti pontifici 
in tal materia). 
A tale lacuna ripara in parte Giacomo  Martina nel libro Pio IX e Leopoldo II, pubblicato nel 1967 
(Pignotti infatti lo ha letto e lo cita, ma molto saltuariamente). Il capitolo III di tale libro è dedicato 
alla stipulazione del concordato del 1851, e l’autore, riprendendo i risultati delle ricerche di 
Bettanini e Mori, li integra con i documenti consultati presso l’Archivio Segreto Vaticano. Tale 
lavoro è di grande interesse, ma è un capitolo all’interno di un libro scritto riguardo ad un contesto 
più ampio; quindi per forza di cose è sintetico, e tratta l’argomento riservando una particolare 
attenzione al tema del libro, i rapporti personali tra il Papa ed il Granduca. 
Stando così le cose ho potuto, consultando la bibliografia e controllando personalmente buona parte 
dei documenti originali, sia nell’Archivio di Stato di Firenze che nell’Archivio Segreto Vaticano, 
stendere un buon resoconto delle trattative che, rispetto ai precedenti lavori, gode di un apporto 
superiore di fonti. Certo, mi sarebbe stato molto difficile abbandonare l’impostazione seguita dagli 
autori che mi hanno preceduto, e non guardare alle trattative con un’attenzione di riguardo alla 
posizione toscana rispetto a quella ecclesiastica. I documenti disponibili all’Archivio di Stato di 
Firenze sono invero assai più numerosi. Questo è dovuto principalmente al fatto che le trattative si 
svolsero quasi esclusivamente a Roma, quindi per forza di cose gli inviati toscani dovettero tenersi 
in contatto con Firenze e ne è stata di conseguenza conservata la corrispondenza, mentre coloro che 
seguivano le trattative per conto della Santa Sede, potevano comunicare a voce ai propri superiori lo 
sviluppo dei negoziati. A mio avviso c’è però un altro fattore che vale la pena notare. La Santa Sede 
aveva ben chiari gli obiettivi da perseguire; potevano esserci perplessità sul modo in cui condurre le 
trattative, ma quanto al resto non era necessario chiedersi più di tanto cosa si voleva. Ben diversa 
era però la situazione in Toscana, dove la volontà del Granduca differiva da quella di gran parte dei 
suoi ministri, che a loro volta spesso non erano concordi fra di loro, e talvolta accadde che 
cambiassero opinione. Inoltre, un cambio di governo o le dimissioni di un ministro ebbero sulla 
politica ecclesiastica toscana conseguenze maggiori di quanto potesse avere sulle posizioni della 
Santa Sede una successione alla Segreteria di Stato. Questo spiega il gran numero di memoriali e 
pareri presenti presso l’Archivio di Stato di Firenze, assai maggiori di quelli presenti nell’Archivio 
Segreto Vaticano. 
Ad ogni modo i documenti dell’Archivio Vaticano mi hanno permesso di chiarire meglio alcune 
questioni che Martina aveva dovuto trattare in maniera sintetica e sulle quali gli altri autori avevano 
avuto una visione parziale. Un esempio in particolare è significativo. Solo Martina, fino ad adesso, 
ha parlato, pur senza pubblicarlo integralmente, del protocollo Corboli-Boninsegni, la primissima 
bozza di concordato, che precedette di alcuni giorni il protocollo Boninsegni-Vizzardelli, più
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Belletti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dei servizi giuridici
  Relatore: Pierluigi Consorti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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