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Le concessioni delle acque minerali: verso la riforma della Legge Regionale Toscana n.38/2004 in materia di canoni concessori e incentivi per i concessionari

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INTRODUZIONE  
Quante volte, nel corso della vita ci è capitato di acquistare una bottiglia di acqua 
minerale? Centinaia, migliaia o milioni di volte in cui abbiamo compiuto un gesto tanto 
semplice quanto inconsapevole, senza mai (o quasi) chiedersi quale sia il mondo che si 
cela dietro la bottiglia di acqua, o più precisamente di plastica. Montagne innevate e 
jingle pubblicitari dileggiano un consumatore vittima degli strateghi del marketing, 
capaci negli anni di “creare” dal nulla la domanda per un prodotto originariamente 
commercializzato dalle sole farmacie a scopo terapeutico. L’acqua minerale, utilizzando 
le parole del CENSIS, rappresenta “oggi un fenomeno massificato, capillare e 
trasversale al genere e all’età”. Normative permissive, monitoraggi sporadici, danni 
ambientali e concessioni per l’emungimento dalle falde acquifere svendute da parte 
degli Enti competenti a prezzi irrisori, rendono opaca la valutazione di un settore capace 
di caratterizzare con la propria firma l’acqua, prodotto per natura e per legge 
indifferenziabile qualitativamente. Positivo o negativo che sia il giudizio su un’industria 
che comunque in maniera diretta e indiretta occupa circa quarantamila dipendenti, è 
ormai lampante l’inadeguatezza dei contributi incassati dagli enti territoriali, proprietari 
dei giacimenti appartenenti al patrimonio indisponibile. Normative vetuste, generose e 
talvolta paradossalmente svincolate dai metri cubi di acqua captata continuano a 
contraddistinguere il regime concessorio Italiano, con introiti che impediscono alle 
Regioni e alle Province competenti la possibilità di recupero delle spese sostenute per la 
gestione delle concessioni e lo smaltimento dei resi. È per tale inadeguatezza monetaria, 
oltre che per il danno ambientale dovuti ai vuoti di plastica dispersi, che il tema delle 
concessioni ha oggi acquisito una risonanza che oltrepassa i confini nazionali. Al di là 
delle accuse e del malcontento diffuso, gli enti territoriali si stanno rassegnando alla 
sopraffazione di normative a loro sfavorevoli, temendo che dalla loro azione correttiva 
possa scaturire una reazione altrettanto impetuosa da parte dei produttori di minerale. 
Ricercare un valore equo e puntuale di canone concessorio significa quindi frapporsi 
entro un intreccio di interessi poco trasparenti, e pertanto è ancora obiettivo utopico. È 
per questo, che il presente testo scaturisce dalla richiesta della Regione Toscana di 
“accedere una lampadina” entro il tenebroso e lacunoso sistema dei canoni concessori, 
identificando le possibili fondamenta di una revisione della normativa regionale locale 
che non possono prescindere da un rinnovamento dei parametri di determinazione del 
canone concessorio. Giovando dell’ispirazione fornita da parte del Professore di

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Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Poteti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Management
  Relatore: Andrea Eugenio Settimo  Paci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

FAQ

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Parole chiave

acqua minerale
concessioni
concessionari
riforma legislativa
regione toscana
legge regionale
economia circolare
canoni concessori
rpet
giacimenti minerari

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