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Neoliberalismo: dal contributo di Foucault al dibattito attuale

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Anteprima della tesi: Neoliberalismo: dal contributo di Foucault al dibattito attuale, Pagina 5
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1.2 Quieta non movere. 
 
Foucault, dopo aver delineato lo Stato moderno come Stato di polizia limitato 
estrinsecamente dal diritto, affronta la questione della limitazione interna all’azione di 
governo, rintracciando nella frase “Non toccare ciò che se ne sta tranquillo” (quieta non 
movere, appunto) l’essenza di questo principio di limitazione. Si tratta di una limitazione di 
fatto, non di diritto, perciò se il governo supera i limiti ad esso imposti, non sarà considerato 
illegittimo, ma semplicemente inadeguato; ciononostante, tale limitazione non si restringe 
alla pura sfera dei consigli di prudenza, ma segue dei princìpi validi sempre. Essendo poi la 
limitazione interna, non si dovrà di volta in volta cercarne il principio al di fuori: è il governo 
stesso che calcola come e quanto limitarsi in funzione dei propri obiettivi. L’essenza 
autolimitativa contiene un principio utilitaristico: essa non divide o classifica i soggetti in 
base all’elemento di libertà e quello di sottomissione all’azione governativa, ma distingue 
ciò che conviene o non conviene fare. A differenza del passato, dove si assisteva 
all’imposizione da parte della pratica giudiziaria di leggi che il sovrano non doveva per 
nessun motivo oltrepassare, intorno alla metà del XVIII secolo assistiamo ad una nuova 
metodologia di limitazione: l’eccesso di governo dev’essere contrastato dall’azione e da 
accordi, conflitti, relazioni presenti all’interno del governo stesso.  
 
Il filosofo francese individua nell’economia politica
8
 lo strumento intellettuale grazie al 
quale l’autolimitazione della ragione di governo ha invaso ogni suo campo d’azione. Essa si 
sviluppa dentro la ragione di Stato del XVI-XVII secolo, perché aveva gli stessi obiettivi 
della polizia, del mercantilismo e della bilancia europea: l’arricchimento dello Stato, la 
crescita simultanea di popolazione e mezzi di sussistenza e la concorrenza con gli altri Stati. 
L’economia politica non si interroga sulla legittimità delle leggi o dei princìpi, ma analizza, 
tra gli effetti delle pratiche di governo, processi intelligibili e regolarità; in altre parole, 
scorge l’elemento naturale dietro l’artificio delle decisioni umane dei governanti. Da ciò ne 
deriva che l’azione di governo debba rispettare quella natura, e se il sovrano ignora tale 
natura, finirà per effettuare scelte sbagliate; da questo momento infatti, il criterio dell’azione 
di governo non sarà più la legittimità, ma il successo o il fallimento di determinate politiche. 
La politica non risponde più alla legge divina o alle leggi morali, ma alle leggi di natura: 
essa sarà naturale, economica, scientifica. L’azione governativa risponde a tre fattori: natura 
dell’individuo, ordine della società e progresso nella storia. La relazione tra questi elementi 
(che approfondiremo più avanti) è diversa in ogni autore liberale, tuttavia l’elemento che li 
accomuna è un discorso antropologico fondato sulle passioni e gli interessi dell’uomo, un 
discorso economico fondato sul gioco meccanico delle forze in equilibrio e un discorso 
storico basato sull’idea di progresso indefinito ed impronosticabile. L’economia politica 
tuttavia, 
 
non esaurisce […] il campo discorsivo all’interno del quale il liberalismo classico propaga le proprie 
ramificazioni. Se è vero che l'economia politica pensa ai limiti dell’azione di governo in funzione di 
un’evidenza della natura, è proprio questo naturalismo intuitivo che le impedisce di distinguere 
chiaramente ciò che attiene alla scienza economica e ciò che, invece, rientra nell'ambito di un’arte 
del governo. [...] Il fatto è che l'arte di governo non può essere ridotta alla mera individuazione di 
leggi naturali.
9
 
 
8
 Come indica Foucault stesso, l’espressione “economia politica”, che comincia ad essere utilizzata verso la 
metà del XVIII secolo, ha diversi significati: da un lato può indicare un certo tipo di analisi della produzione e 
delle ricchezze, dall’altro un metodo di governo che assicuri prosperità alla nazione, oppure, significato che 
troviamo nella definizione rousseauiana dell’Encyclopédie, indica una riflessione sull’organizzazione, sulla 
distribuzione e la limitazione dei poteri all’interno di una società.   
9
 P. Dardot-C. Laval, La nuova ragione del mondo, cit., p. 32.
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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Gori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Dario Gentili
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

FAQ

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