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Storie figurate. Relazioni icono-testuali nel libro veneziano del Cinquecento

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Anteprima della tesi: Storie figurate. Relazioni icono-testuali nel libro veneziano del Cinquecento, Pagina 6
Nei primi resoconti, uno dei punti più discussi è la relativamente tarda fondazione. Nella Cronaca 
veneziana di Giovanni Diacono , redatta all’inizio dell’XI secolo, si legge di due Venezie: la prima 
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è quella continentale, la Venezia della Terraferma che domina sull’Adriatico, con capitale Aquileia - 
dove l’evangelista Marco ha predicato il Vangelo - la seconda è la Venezia isolana, quella che 
conosciamo, che si sviluppa dalla prima in un secondo momento, al tempo dell’invasione 
longobarda del 568: gli abitanti della Terraferma si sarebbero spostati sull’isola selvaggia per 
fuggire alla dominazione, guidati dal patriarca di Aquileia. La migrazione dei Venetici (dal greco 
“degni di lode”, scrive Diacono) continua, fino alla nascita della Venezia nuova Aquileia. Questo 
paradigma, detto duplicatio, sarà dato per scontato nella maggior parte delle cronache successive. 
Secondo Antonio Carile, è nel XII secolo che la storia della fondazione di Venezia assume un 
carattere fantastico : la leggenda di San Marco primo patriarca di Aquileia resta largamente 
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accettata ed invariata dai tempi di Diacono, ma già la prima edizione della Chronicon Altinate 
aggiunge al mito dell’origine di Venezia l’onore di una discendenza troiana . Vi si narra che il 
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saggio Antenore raggiunse le cose della laguna con una flotta di sette galee, e qui fondò la città di 
Aquileia. Al tempo della terza edizione si attribuisce ad Attila Flagellum Dei, e non più ai 
longobardi, la distruzione della prima Venezia; e il nome tribale Venetici o Eneti si dice ora origini 
da Enea stesso. Alla fine del XII secolo la cronologia delle origini di Venezia viene fissata con 
maggior precisione: negli Annales veneti è decretata la data di fondazione, il 421 .  
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Per molte città-stato con mire imperiali l’attribuirsi una discendenza troiana è una scelta attraente: i 
troiani, che hanno preferito lasciare la loro terra che soccombere al nemico, sono il popolo simbolo 
di dignità ed orgoglio; inoltre, è per molti una facile occasione di arrogarsi nobili natali. La Venezia 
insulare farà dunque leva su questa narrazione per ribadire la propria indipendenza e la 
giurisdizione sul patriarcato di Grado . Il ruolo di Venezia nel Mediterraneo diventerà sempre più 
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centrale: con la quarta crociata, che si conclude con la vittoria su Bisanzio, in seguito alla quale il 
doge Enrico Dandolo diventa dominator quarte et dimidie partis totius imperi Romaniae, e dopo il 
sacco di Costantinopoli del 1204, la sua potenza è ormai indiscussa. Alla fine del XIII secolo la 
 G. Monticolo, Cronache veneziane antichissime, Roma, Forzani, 1890
2
 A. Carile, G. Fedalto, Le origini di Venezia, Bologna, Patron, 1978
3
 Origo civitatum Italiae seu Venetiarum: Chronicon Altinate et Chronicon Gradense, a cura di R. Cessi, Bottega 
4
d’Erasmo, 1972
 V . Lazzarini, Il pretesto documento della fondazione di Venezia e la cronaca del medico Jacopo Dondi, in Atti del 
5
Regio Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 75, n. 2, 1915-1916
 E. Muir, Civic Ritual in Renaissance Venice, Princeton University Press, 1981, pp. 67-68 
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Informazioni tesi

  Autore: Anna Schergna
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Arti Visive - Storia dell'Arte
  Relatore: Sonia Cavicchioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 300

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