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Vite a perdere: viaggio nei percorsi di inclusione sociale degli homeless

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Anteprima della tesi: Vite a perdere: viaggio nei percorsi di inclusione sociale degli homeless, Pagina 3
diedero impulso ad una nuova era di relativa stabilità. Stabilità, badiamo 
bene, non esente da conflitti, laddove i conflitti disponevano anche di un 
terreno adatto alla negoziazione ed alla necessità, per i lavoratori, come per 
i capitalisti, di confrontarsi e di giungere a conclusioni e risoluzioni tollera-
bili per tutti. Le lotte e le rivendicazioni sindacali diedero dignità ai singoli 
lavoratori, riuscendo a delineare normative migliori per i loro diritti, e dei 
freni per la libertà di movimento dei datori di lavoro. Infine l‟odiato lavoro 
ripetitivo, scandito dai calcoli scientifici, teorizzati da Taylor, gli atti di do-
minazione e repressione praticati dal management, avevano creato un‟arena, 
dove i lavoratori potevano avanzare richieste, o quantomeno lottare affinché 
tali richieste venissero accettate. 
Questi sono i ricordi del passato: al lungo termine di allora, si contrappone 
il breve termine di oggi. La flessibilità, meraviglioso termine che ci fa pre-
conizzare la libertà, non è altro che un tempo determinato, in un dato seg-
mento di vita, una serie di lavori, tutti diversi, nei quali reinventarsi ogni 
volta, uno spendere  competenze differenziate che ciascuno cerca di acqui-
sire nel proprio bagaglio formativo. Afferma Bauman che«il successo nella 
vita di uomini e donne postmoderni dipende dalla velocità con cui riescono 
a sbarazzarsi di vecchie abitudini piuttosto che di quelle con cui ne acqui-
siamo di nuove». (Zygmunt Bauman, l‟istruzione nell‟epoca postmoderna, 
p160). Alain Touraine, traccia un parallelismo tra organizzazione del lavoro 
e mondo dell‟informazione. Nella prima, durante il periodo taylorista, si 
puntava sul trarre il massimo profitto dal lavoro dell‟operaio, creando così 
una forma estrema di dominio di classe; il mondo dell‟informazione, inve-
ce, essendo puramente tecnologico, risulterebbe essere socialmente neutro. 
Ciò non significa, secondo il sociologo, che non esistano rapporti di domi-
nio, ma questi non  si manifestano attraverso conflitti di classe, ma su scala 
più globale, soprattutto finanziaria. Nella fabbrica tradizionale si erano col-
locati i sindacati, con le loro rivendicazioni, gli scioperi, le contrattazioni 
collettive. L‟immagine delle imprese che esternalizzano le loro produzioni, 
conservando un proprio nucleo, costituito da manipolatori centrali, svilisce 
la capacità produttiva, la materialità della produzione.« La lotta di classe 
dunque scompare non tanto perché i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori 
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Informazioni tesi

  Autore: Paola Piera Capuzzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Mara Maretti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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organizzazione del lavoro
residenza ai senza fissa dimora
seconda ordinanza dominici
globalizzazione differenti origini
il cartello di associazioni a firenze
studi internazionali sulla homelessness
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