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Indagine sul servizio sociale penitenziario: tra le misure alternative una nuova cultura della pena

Informazioni tesi

  Autore: Noemi Cilia
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Pietro Saitta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

L'elaborato è composto di una prima parte che affronta i temi della detenzione, delle misure ripartire e del ruolo ruolo del servizio sociale penitenziario; da una seconda parte di ricerca incentrata sui risultati ottenuti da un'indagine svolta tra i professionisti del settore per rilevare i loro disagi in ambito lavorativo. La conclusione è data da alcune proposte di miglioramento in virtù della necessità di offrire una qualità dei servizi maggiore per evitare la loro completa burocratizzazione.

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  Autore: Noemi Cilia
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Messina
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  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Pietro Saitta
  Lingua: Italiano
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6 Introduzione Con “alternativa al carcere” ci riferiamo ad una risposta sanzionatoria ben diversa per contenuto e struttura dalla pena detentiva e che risponde alla speci- fica esigenza di rieducazione del soggetto. Le origini delle misure alternative alla detenzione, così come vedremo nel I capitolo, hanno trovano attuazione dopo un lungo periodo in cui si pensava che il reo fosse non solo pericoloso, ma diverso e che, pertanto, il suo isolamento fosse necessario per il bene della società. Le scienze sociali e umane sono indispensabili nell’analisi della pena, in quanto essa è un fenomeno sociale: la società non solo subisce il reato, ma è anche un collante sociale (Durkheim, 1983). Se la politica penale manipola il senso comune di portando a credere che chi sbaglia deve essere punito, non so- lo la comunità automaticamente lascerà al margine il soggetto, ma farà un torto anche a se stessa. Preoccuparsi esclusivamente della punizione del soggetto, infatti, significherebbe trattare soltanto un aspetto della pena. E’ necessario fornire al soggetto un percorso di rieducazione che lo porti a comprendere il perché del fatto compiuto e, soprattutto, che lo conduca a non commetterlo più. Non è difficile rendersi conto che una mera detenzione non basta per rag- giungere questi obiettivi e che il condimento della persona dietro le sbarre, so- spendendo ogni suo diritto umano, invece che portarla verso un percorso di ri- flessione, va ad incrementare il suo comportamento criminoso, facendola rica- dere nel fenomeno della recidiva. L’evoluzione storica del sistema giuridico penale è stata lenta e piena di lacune, ancora oggi parte della legislazione avrebbe bisogno di essere rivista per non sottometterla ad un’eccessiva discre- zionalità del giudice o che non si risolva in mera burocrazia. Per delineare il quadro complesso delle misure alternative alla detenzione è importante, dunque, partire da un’analisi sociologica del concetto di pena: per fare ciò mi sono ispirata in particolare a Durkheim, il quale, come vedremo nel II capitolo, ha fornito un legame tra reato e coscienza collettiva; poi a Rusche e Kirchheimer, che hanno messo in evidenza la natura storico-sociale della pena, in quanto frutto di trasformazioni storiche; poi a Foucault, che con le sue ope- re, ha fornito una visione teorica della criminologia e degli sviluppi che si sono verificati nel corso del XIX secolo. Questi sociologi - insieme ad altri citati sempre nel II capitolo - mirano all’abolizione di una politica penale che porti all’emarginazione del condannato, suggerendo una concezione di pena che esula da ogni tipo di stereotipo.

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Parole chiave

cultura della pena
misure alternative
messa alla prova
giustizia riparativa
devianza sociale
abolizione detenzione
servizio sociale penitenziario
indagine servizio sociale

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