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La specializzazione e la diversificazione degli intermediari finanziari: i modelli istituzionali prevalenti

Dalle conoscenze riguardanti la classificazione delle attività di intermediazione e la descrizione degli intermediari finanziari si trae la conclusione che non esiste una corrispondenza o relazione biunivoca fra singola attività di intermediazione e singolo tipo o modello di intermediario finanziario.
Infatti l’osservazione della realtà porta invece a concludere che, in generale:
-> la stessa attività di intermediazione è svolta da intermediari diversi
-> lo stesso intermediario svolge o può svolgere nello stesso tempo diverse attività di intermediazione
-> quindi la struttura dell’offerta degli strumenti e dei servizi finanziari è costituita sia da intermediari specializzati, sia da intermediari multifunzionali o diversificati, secondo ampiezze differenziate.
In particolare si nota che tende a prevalere il tipo di intermediario diversificato, rappresentato per eccellenza dalla banca.

Il concetto di diversificazione. Si definisce diversificata l’impresa che esercita contemporaneamente attività (di produzione, di distribuzione, di servizio, etc) del tutto reciprocamente indipendenti, e ciò implica che:
-> i prodotti siano affatto diversi quanto alla loro funzione d’uso (cioè rispetto al bisogno che sono destinati a soddisfare; in altre parole non devono sussistere tra di essi relazioni di succedaneità o intersostituibilità)
-> i mercati di tali prodotti siano del tutto reciprocamente indipendenti, nel senso che le variazioni delle quantità offerte e domandate e dei prezzi nell’uno non influiscano su quelle nell’altro mercato (l’elasticità incrociata della domanda deve essere nulla): ciò porta evidentemente a escludere qualsiasi relazione di complementarietà tra i prodotti considerati.
-> i processi produttivi/distributivi impieghino risorse specifiche (fattori produttivi, tecnologia, etc), cioè non fungibili e perciò non convertibili o trasferibili da un processo produttivo all’altro: ciò significa che non esistono relazioni tra le strutture di costo dei diversi processi e i mercati dei relativi fattori.

Le condizioni imposte da questa definizione non sono riscontrabili e applicabili alla diversificazione degli intermediari finanziari; infatti le molteplici combinazioni prodotto-mercato-tecnologia (risorse in senso lato) realizzate da questi presentano relazioni reciproche caratteristiche, volute e fisiologiche:
-> tra i diversi prodotti esistono ramificate relazioni di intersostituibilità e complementarietà in termini di funzioni d’uso e bisogni soddisfatti
-> non esistono relazioni biunivoche tra singoli prodotti e singoli mercati (segmenti di clientela): ogni prodotto/servizio è destinato a una pluralità di segmenti di utenza e ogni segmento di clientela utilizza contemporaneamente una pluralità di prodotti e servizi.
-> Le risorse impiegate nei processi produttivi e distributivi sono per lo più fungibili e quindi convertibili dall’uno all’altro e in alcuni casi sono comuni (nel senso che possono essere condivise da una pluralità di prodotti/processi).
In definitiva la diversificazione degli intermediari finanziari è un tipico caso di diversificazione correlata e sono proprio i fattori di correlazione tra i prodotti, tra i mercati e tra le tecnologie che – se opportunamente impiegati e combinati – motivano la convenienza economico-finanziaria della diversificazione.
Si afferma inoltre che la diversificazione degli intermediari tende ad assumere modalità concentrica, poiché fa perno su uno degli elementi della combinazione prodotto-mercato-tecnologia per diversificare gli altri (lo stesso prodotto, ampiamente collaudato, può essere destinato a nuovi segmenti di clientela, fabbricato e distribuito con nuove tecnologie; oppure lo stesso segmento di clientela, estesamente conosciuto, può essere servito con prodotti e tecnologie innovative; oppure la stessa tecnologia, già sperimentata, può essere impiagata in processi produttivi diversi e per servire mercati nuovi)
di Alessia Chiovaro

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