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Tutela del lavoro delle donne, del lavoro minorile e dell’impiego privato

Successivamente si hanno legislazioni di tutela riguardanti il lavoro delle donne e il lavoro minorile (che era molto diffuso). Queste componenti del mercato del lavoro erano ritenute più vulnerabili dal punto di vista fisico, più esposte ai rischi del lavoro industriale (c.d. tutela delle mezze forze).
Questa legislazione non era ispirata dall’idea di un riconoscimento, ma al fine di non compromettere la capacità riproduttiva delle lavoratrici. Per quanto riguarda i minori era una legislazione che puntava a non vedere compromessa la capacità di sviluppo di questi giovani lavoratori, per evitare danni alla nazione.

Nei primi anni del ‘900 la legislazione sociale si arricchisce di nuove disposizioni, andando a precisare una tutela anche oltre l’ambito infortunistico. Iniziano a delinearsi le prime legislazioni che vanno a sostenere i lavoratori nel momento in cui subentra l’invecchiamento: tutela pensionistica. 

Nel 1924 si ha la prima legislazione organica sull’impiego privato. Vengono individuati diversi istituti che iniziano a delineare la disciplina del rapporto di lavoro, per es. la previsione del patto di prova, che è un elemento accessorio del contratto individuale del lavoro: oggi ha una sua specifica disciplina nel codice civile – art. 2096 c.c.
Quindi questa legislazione ha mantenuto anche in tempi recenti una sua rilevanza. 

Dopo tragici eventi sanguinosi e casi drammatici si assiste all’ascesa del ventennio fascista, che provoca profonde modifiche in tema di diritto del lavoro.
Non riusciamo a cogliere il senso ultimo delle norme costituzionali se non guardiamo alle vicende storiche che si sono determinate nel corso di quei vent’anni.
di Francesca Morandi
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