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Cibo e pratiche alimentari ai tempi del lockdown. Rituali e forme di socialità domestica

Estratto della Tesi di Giorgia Michielon

Estratto dalla tesi: Cibo e pratiche alimentari ai tempi del lockdown. Rituali e forme di socialità domestica
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società, perché in fin dei conti, “il menù giornaliero, che differenzia le categorie 
degli uomini in rapporto alla loro dieta, è la forma acquisita in superficie da teorie 
profonde sulla vita e la morte, la salute e la malattia” (Gazzotti, 2018, p.30). 
Per tali motivi, sopra esplicitati Mary Douglas considera l’alimentazione come un 
sistema di comunicazione.  
Pertanto il ruolo dello strutturalismo, sostenuto da Lèvi-Strauss e Douglas, è 
sicuramente centrale verso i processi sociali e culturali in tema di gusto e abitudini 
alimentari, mantenendo così, una certa rigidità nell’approccio a causa di una 
mancata dinamicità e duttilità rispetto ai cambiamenti sociali.  
Del tutto divergente con lo strutturalismo, è il materialismo culturale, il secondo 
paradigma che prendo in analisi, condotto da Marvin Harris (1979, 1985), secondo 
cui, le scelte e i tabù attinenti al cibo, non sono il riflesso di codici culturali, di certo 
il frutto di una scelta evoluzionistica ed ecologica. All’interno della sua opera 
“Buono da mangiare. Enigmi del gusto e consuetudini alimentari” (1992), Harris, 
sostiene che “il cibo è buono da mangiare, prima di essere buono da pensare”, per 
tale ragione questa visione si contrappone a quella di Lèvi-Strauss, secondo il quale 
il simbolo anticipa l’azione individuale, e di conseguenza il concetto portato avanti 
da Harris sostiene che la situazione storica, economica ed ambientale è quella che 
incide nelle scelte alimentari, ad esempio come è accaduto durante il lockdown di 
marzo-aprile 2020 causato dalla pandemia. In questo modo gli aspetti materiali 
precedono sicuramente le rappresentazioni.  
Infatti, in tale prospettiva, Harris (1992) ritiene che il gusto collettivo non nasce da 
una disposizione innata, ma che sia il prodotto di una costruzione culturale che 
rende accettabili o meno certi alimenti. Perciò ciò che è buono da mangiare non 
deriva da predisposizioni naturali o strutture simboliche, ma semplicemente è il 
risultato di preferenze alimentari basate sulla considerazione di vantaggi e 
svantaggi alimentari legati all’assunzione di quel cibo. Dunque, si può parlar di 
“commestibilità culturale”, poiché, secondo Harris “non è affatto vero che non si 
mangia qualcosa perché non piace, ma, al contrario, non piace perché non si 
mangia” (Harris, 1992, cit. in Gazzotti, 2018, p.33).

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Cibo e pratiche alimentari ai tempi del lockdown. Rituali e forme di socialità domestica

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Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Michielon
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Francesca Setiffi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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