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La rappresentazione mentale della malattia

L’approccio della rappresentazione mentale della malattia costituisce una prospettiva di analisi del modo in cui le persone percepiscono la malattia e i rischi per la salute.
Ha origine dal tentativo di spiegare alcuni comportamenti apparentemente inspiegabili come la mancata adesione dei pazienti alle cure prescritte. Il presupposto da cui parte è che le risposte comportamentali delle persone sono mediate dalle loro teorie a proposito delle malattie.
Il ruolo centrale nel processo di risposta è attribuito alla rappresentazione della malattia che include quattro componenti:
1. Identità: etichetta verbale associata alla malattia e ai sintomi
2. Causa: ragione per la quale si ritiene che la persona si ammali
3. Decorso temporale: aspettative circa la durata (acuta, ciclica, cronica)
4. Conseguenze: aspettative circa l’esito e i postumi.
Ricerche successive hanno aggiunto un altro componente: la cura, cioè le azioni che la persona può mettere in atto per ristabilirsi o alleviare la propria condizione.
Autori aderenti all’approccio della Social Cognition hanno approfondito la rappresentazione della malattia, utilizzando il costrutto di prototipo per descrivere il modo in cui le persone possiedano delle concezioni generalizzate (prototipi) sulla natura delle varie malattie, sui loro sintomi, le cause, le conseguenze e che quando avvertono determinati sintomi di malattia, effettuino un confronto fra l’esperienza sintomatica attuale e i vari prototipi di malattie disponibili in memoria, fino a scegliere quello che meglio si adatta alla configurazione di sintomi sperimentata.
La corrispondenza fra i sintomi e il prototipo non deve essere per forza perfetta, basta che la somiglianza sia sufficiente da rendere plausibile tale interpretazione.
Un altro aspetto che è stato approfondito è l’organizzazione cognitiva delle informazioni sulla malattia e le implicazioni di tali cognizioni sulle relazioni interpersonali nei confronti dei soggetti malati. Da alcune ricerche è emerso che i soggetti tendono a classificare le malattie in base a due dimensioni: gravità e natura contagiosa. Quest’ultima influenza la disponibilità dei soggetti ad interagire con le persone colpite.
Altre dimensioni rivelatesi importanti sono: la modalità di trasmissione e la parte colpita del corpo, la causa (fisica o psicologica), l’effetto disorganizzante sulle attività quotidiane.
Queste dimensioni sembrano fornire dei default iniziali sui quali valutare malattie nuove o sconosciute, e ciò guiderebbe le risposte nei confronti della malattia e delle persone che ne sono colpite, indipendentemente dalle caratteristiche effettive della malattia. Le categorie e le dimensioni usate dipendono in gran parte dalla cultura.
di Paola Alessandra Consoli
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