Tradurre per il cinema: standard accuratezza e target audience. Un'analisi comparativa attraverso la filmografia di Woody Allen.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Mediazione Linguistica

Autore: Ilaria Icardi Contatta »

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L’obiettivo principale di questa tesi è dimostrare che il ruolo del traduttore delle opere audiovisive non è meramente residuale. Come altri tipi di traduzione specializzata, la screen translation consiste in una vera e propria mediazione culturale, indirizzata a una specifica audience. Infatti, oggi il cinema è il risultato di un’evoluzione storica, dal punto di vista tecnico, economico, ma anche culturale e linguistico.
La prima parte di questo lavoro ha lo scopo di sottolineare come le due principali tecniche di trasferimento linguistico – doppiaggio e sottotitolazione – portino a differenti problematiche, a seconda dell’elemento preso in considerazione (produzione, distribuzione, pubblico). La questione del doppiaggio non ha mai smesso di creare forti e contrastanti polemiche. Alcuni, considerando gli aspetti pratici, ne sono a favore, al contrario di altri, i quali sottolineano il fatto che il cinema è considerato una forma d’arte e, in quanto tale, non può essere modificata o distorta. I sottotitoli, invece, sono meno invasivi nei confronti dell’opera ma sono anche più scomodi, in quanto obbligano lo spettatore a distogliere lo sguardo dall’immagine per leggere e quindi comprendere.
La seconda parte si concentra sulle principali strategie traduttive, già discusse altrove (Gottileb, 1995; Kovacic, 1996), con particolare attenzione al contesto culturale e ai problemi di localizzazione riguardanti il doppiaggio (Spadafora, 2007). Un traduttore deve considerare svariati elementi e, di conseguenza, applica le strategie secondo lui più adatte allo scopo. Tuttavia, il processo di doppiaggio è altamente complesso, poiché implica vari fattori. Dunque, lo script iniziale subirà inevitabilmente numerose modifiche lungo il suo percorso.
Infine, la terza e ultima parte si focalizza sull’analisi di un campione di film, doppiato dall’inglese americano all’italiano, del regista/attore newyorkese Woody Allen. Tale scelta è giustificata, oltre che dall’interesse personale, dalle caratteristiche delle opere stesse: la commedia comica che spesso si trasforma in dramma. Allen ha una personalità alquanto complessa, che influenza i suoi film. Ogni sua opera tratta diversi argomenti: religione, sesso, cibo, uomo/donna, psicoanalisi, filosofia, vita/morte, la città di New York, passato/presente/futuro, società di massa/arte. Talvolta i suoi dialoghi sono paradossali, ma danno molti spunti su cui riflettere. Oggi il regista possiede 53 opere al suo attivo, sulla base delle quali è stato estratto un campione di tredici film e quattordici scene.
Dal punto di vista analitico, le microstrategie traduttive altrove individuate (Spadafora, 2007) sono state limitate a un numero più ristretto e, in seguito, ordinate secondo una scala di valutazione. Nello specifico, sono state identificate nove principali strategie, che sono poi state ordinate secondo una scala a nove punti, da uno (foreignisation) a nove (domestication). Ogni scena è stata divisa in due colonne, la prima per il dialogo originale e la seconda per quello tradotto. A seconda della strategia adottata, è stata assegnata una sigla a ciascuna battuta. Inoltre, i punti più salienti sono stati commentati per mezzo di un sistema di note. In base ai risultati, si è proceduto poi al calcolo percentuale, secondo un approccio quantitativo, complementare a quello qualitativo.
Si è concluso, in primo luogo, che non esiste una vera e propria microstrategia dominante, poiché non sono presenti esclusivamente elementi testuali, ma anche componenti paralinguistiche (sonore e visive), tipiche del linguaggio filmico. Piuttosto, è possibile delineare una sorta di trasformazione epocale degli stili del doppiaggio: inizialmente si traduceva il più possibile allontanandosi, anche notevolmente, dalla versione originale; oggi prevale un adattamento alla lingua di partenza, coerentemente alla globalizzazione del sistema delle comunicazioni, nella direzione della creazione di un nuovo patrimonio linguistico (e culturale), universale, condiviso e dinamico.
Il nuovo millennio si è infatti aperto nel nome della comunicazione interculturale, probabilmente come mai prima d’ora, grazie alla rapidità di espansione delle reti e al progresso tecnologico. Poiché la maggior parte delle informazioni sul web è in lingua inglese, quest’ultima si caratterizza quindi come lingua veicolare e ciò porta con sé una serie di conseguenze. A fronte di questa grande espansione, al contrario, lo standard di traduzione rischia di impoverirsi, assieme all’importanza data al ruolo dei professionisti e degli screen translator. Questo lavoro si impegna a sostenere la tesi opposta, vale a dire la necessità di invertire tale tendenza, attraverso l’aumento della professionalità del traduttore-dialoghista.

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5 “Arrivi a una certa età e ti rendi conto di non essere un grande. Da giovane aspiri ad esserlo, ma poi per un motivo o per l’altro — mancanza di impegno, disciplina o semplicemente genio — non riesci a diventarlo. Gli anni passano e poi te ne rendi conto: ‘Sono un tipo mediocre. Ho fatto il meglio che ho potuto.” (Woody Allen, Intervista al Times, 27 giugno 2010) INTRODUZIONE Scopo di questo lavoro è dimostrare che il ruolo del traduttore- dialoghista di opere audiovisive, un settore rilevante dal punto di vista economico e tuttora in espansione a livello mondiale, non è meramente residuale. Al pari di altri tipi di traduzione altamente specializzata – letteraria, giuridica o scientifica – la screen translation si configura, infatti, come vera e propria operazione di mediazione culturale, spesso rivolta a una specifica audience. Una lunga serie di innovazioni ha, nel corso del tempo, fatto del cinema un'attività culturale e di intrattenimento sempre più a carattere multimediale, allargandone, secondo la logica del mercato, alla quale è assoggettato sin dalle sue origini, i canali distributivi e le modalità di fruizione. Uscito dalle sale negli anni Cinquanta, attraverso il consumo domestico con l’avvento della televisione, per poi diffondersi con i videoregistratori e i supporti VHS, alla fine degli anni Settanta, il cinema