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I segreti della ''ottava arte'': il doppiaggio come forma di adattamento cinematografico

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Smaldore
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Libera Università degli Studi San Pio V di Roma
  Facoltà: Interpretariato e traduzione
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Marioselvaggio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

Questa tesi si propone di illustrare l’intenso e complesso processo traduttivo che sta alla base della creazione di una pellicola doppiata.
Il doppiaggio filmico è un particolare tipo di traduzione che solo alla fine degli anni ’80 ha riscosso un notevole interesse, ovvero nel momento in cui è entrato a far parte a pieno titolo del vasto complesso dei Translation Studies. La peculiarità del testo doppiato, quella di essere un testo multisemiotico, aveva portato diversi accademici a non considerarlo una traduzione stricto sensu.
La traduzione cinematografica, infatti, deve rispettare le limitazioni imposte dalle immagini visive, oltre a tutta una serie di problematiche di carattere generale insite nella traduzione di una pellicola. In questo senso, la figura dell’adattatore gioca un ruolo di primo piano: egli deve essere in grado non solo di “creare” un variegato e complesso corpus dialoghistico nella lingua di arrivo vicino, nei limiti del possibile, al testo di partenza, ma anche di rendere questo discorso narrativo fruibile da un pubblico d’arrivo sempre più vasto.
Il doppiaggio è uno degli esempi traduttivi più diffusi in Italia, in quanto la quasi totalità dei film stranieri di importazione vengono doppiati. Per questo motivo, il doppiaggio acquista un’importanza straordinaria anche a livello linguistico (diffusione sempre maggiore dell’italiano), in quanto la televisione e il cinema sono due fra i più potenti strumenti di comunicazione del mondo contemporaneo. Ne consegue che il traduttore/adattatore assume una notevole responsabilità, non solo da un punto di vista prettamente scientifico, ma anche, e soprattutto, da un punto di vista “educativo”. Molto spesso, infatti, i dialoghisti vengono accusati di aver coniato una lingua sterile e artificiosa: il doppiagese, particolare idioma parlato dai doppiatori, che ha dato origine a tutta una serie di espressioni ibride, a metà strada tra l’inglese-americano e l’italiano, come per esempio “prendimi le mie scarpe”, oppure “già”, “esatto”.
Il presente lavoro si articola in due sezioni principali: Doppiaggio cinematografico in Italia e I vincoli del doppiaggio.
Nella prima sezione, dopo alcune premesse di carattere squisitamente terminologico (a nostro avviso, necessarie anche per rendere il discorso più armonioso e comprensibile anche da un pubblico non specialistico), siamo passati successivamente ad analizzare il “fenomeno” del doppiaggio soffermandoci in modo particolare sul grande impatto che questa particolare arte (ribattezzata emblematicamente come “l’ottava arte”) ha avuto nel panorama nazionale. Partendo dall’avvento del sonoro, considerato come uno fra i fattori scatenanti di tutto il processo, sono state analizzate le relative conseguenze che questa particolare e innovativa tecnica ha prodotto sull’industria cinematografica internazionale e i primi esempi di traduzione filmica, come tentativo di rompere l’ “infranta” unità linguistica, nonché il dibattito teorico che ne scaturì. Ci riferiamo alla quérelle nata intorno alla legittimità del sonoro, che sfocerà successivamente nella diatriba doppiaggio/sottotitolazione.
In questo lavoro non ci soffermeremo, tuttavia, su quale sia la forma migliore di “traduzione/trasposizione” filmica, bensì cercheremo di presentare i vantaggi e gli svantaggi di queste due tecniche “artistiche”, così tanto differenti tra loro ma nello stesso tempo affini, alla luce di tutti quei contributi che sono stati consacrati alla delicata controversia doppiaggio vs sottotitolazione e sulle loro rilevanti implicazioni socio-culturali. Infine, essendo il doppiaggio un particolare tipo di traduzione audiovisiva, abbiamo ritenuto opportuno inserire un breve excursus su tutte le altre modalità di trasferimento linguistico che si propongono di tradurre i dialoghi originali.
Nella seconda sezione, sono stati mostrati i vincoli inderogabili cui è sottoposto il traduttore/adattatore, in primis i vari tipi di sincronismo (articolatorio e paralinguistico), per passare successivamente ai riferimenti culturali, al turpiloquio, all’umorismo e infine alle varietà linguistiche. Abbiamo, inoltre, inserito a titolo esemplificativo un variegato corpus di sequenze narrative doppiate atte ad illustrare il carattere estremamente vincolante della tecnica del doppiaggio .
In appendice sono riportati un glossario dei termini cinematografici (di agile e facile consultazione, importante a nostro avviso per comprendere appieno il variegato e affascinante mondo cinematografico), un’intervista rilasciata dal dialoghista e doppiatore italiano Sergio Patou-Patucchi, docente universitario presso la “Libera Università degli Studi San Pio V” di Roma; e infine due abstract, rispettivamente in lingua francese e in lingua inglese.
Il presente lavoro non vuole essere esaustivo, ma si propone di gettare un po’ di luce su un’arte da sempre vissuta nell’ombra e nell’oblio.

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3 INTRODUZIONE Questa tesi si propone di illustrare l’intenso e complesso processo traduttivo che sta alla base della creazione di una pellicola doppiata. Il doppiaggio filmico è un particolare tipo di traduzione che solo alla fine degli anni ’80 ha riscosso un notevole interesse, ovvero nel momento in cui è entrato a far parte a pieno titolo del vasto complesso dei Translation Studies. La peculiarità del testo doppiato, quella di essere un testo multisemiotico, aveva portato diversi accademici a non considerarlo una traduzione stricto sensu. La traduzione cinematografica, infatti, deve rispettare le limitazioni imposte dalle immagini visive, oltre a tutta una serie di problematiche di carattere generale insite nella traduzione di una pellicola. In questo senso, la figura dell’adattatore gioca un ruolo di primo piano: egli deve essere in grado non solo di “creare” un variegato e complesso corpus dialoghistico nella lingua di arrivo vicino, nei limiti del possibile, al testo di partenza, ma anche di rendere questo discorso narrativo fruibile da un pubblico d’arrivo sempre più vasto. Il doppiaggio è uno degli esempi traduttivi più diffusi in Italia, in quanto la quasi totalità dei film stranieri di importazione vengono doppiati. Per questo motivo, il doppiaggio acquista un’importanza straordinaria anche a livello linguistico (diffusione sempre maggiore dell’italiano), in quanto la televisione e il cinema sono due fra i più potenti strumenti di comunicazione del mondo contemporaneo. Ne consegue che il traduttore/adattatore assume una notevole responsabilità, non solo da un punto di vista prettamente scientifico, ma anche, e soprattutto, da un punto di vista “educativo”. Molto spesso, infatti, i dialoghisti vengono accusati di aver coniato una lingua sterile e artificiosa: il doppiagese, particolare idioma parlato dai doppiatori, che ha dato origine a tutta una serie di espressioni ibride, a metà strada tra l’inglese-americano e l’italiano, come per esempio “prendimi le mie scarpe”, oppure “già”, “esatto”. Il presente lavoro si articola in due sezioni principali: Doppiaggio cinematografico in Italia e I vincoli del doppiaggio. Nella prima sezione, dopo alcune premesse di carattere squisitamente terminologico (a nostro avviso, necessarie anche per rendere il discorso più armonioso e comprensibile anche da un pubblico non specialistico), siamo passati successivamente ad analizzare il “fenomeno” del doppiaggio soffermandoci in modo particolare sul grande impatto che questa particolare arte (ribattezzata emblematicamente come “l’ottava arte”) ha avuto nel panorama nazionale.

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Parole chiave

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dialoghista
doppiaggio
doppiaggio cinema
doppiaggio film
doublage
dubbing
sincronismo
sonoro
sottotitolaggio
sottotitolazione
sous-titrage
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traduzione audiovisiva
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