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La traduzione cinematografica: analisi di Memoirs of a Geisha

Il principio di equivalenza nella traduzione

“Non è mai possibile stabilire con certezza se una data interpretazione di un testo sia o no legittima, a meno che in soccorso del traduttore venga l'autore, unica autorità indiscutibile.”
Nella traduzione s'incontrano spesso concetti tipici della lingua e della cultura di partenza, giochi di parole o proverbi che funzionano solo nella lingua di origine e che non hanno corrispondenza nella lingua d'arrivo, risultando quindi intraducibili o privi di significato. In questi casi è difficile conservare il senso intatto del testo iniziale perché il traduttore si trova a dover scegliere la migliore possibilità traduttiva sapendo che, nonostante si adotti la soluzione che sembra più adatta, spesso si va ad intaccare la natura del testo originale.
Nel dare una definizione alla traduzione, è necessario soffermarsi sul concetto di equivalenza, un elemento essenziale nel procedimento traduttivo, che crea delle divergenze di opinioni tra gli esperti, dando origine a due distinte correnti di pensiero. Da una parte si definisce il principio di equivalenza come fondamentale della traduzione, d'altro canto si sostiene l'influenza negativa dell'equivalenza, ai fini della traduzione.
I sostenitori hanno fiducia nel concetto di equivalenza e lo ritengono l'elemento imprescindibile che serve a mettere in relazione il testo iniziale e la sua traduzione.
In base agli elementi da mantenere costanti nel processo traduttivo, vengono definite diverse tipologie di equivalenza:
• equivalenza denotativa, secondo cui le parole del testo iniziale si riferiscono agli stessi elementi nel mondo reale;
• equivalenza connotativa, per cui le associazioni mentali che evocano determinate espressioni in una lingua, coincidono o sono simili alla traduzione delle stesse espressioni in un'altra lingua;
• equivalenza normativa, quando i termini dei testi di partenza e di arrivo, vengono usati negli stessi contesti delle relative lingue;
• equivalenza dinamica, quando le parole del testo originale e del testo tradotto, evocano lo stesso effetto nei lettori;
• equivalenza formale, quando le parole della lingua di origine e della lingua di arrivo hanno fonologia e ortografia simili.
Come già detto in precedenza, il traduttore è consapevole che per il fatto delle diversità tra le lingue, non potrà mai raggiungere la massima equivalenza lessicale, semantica e stilistica tra due versioni e che quindi, a seconda delle situazioni, dovrà dare priorità ai concetti che ritiene più importanti, mantenendo comunque un'equivalenza funzionale ai fini della comprensione del pubblico per il quale traduce. Per quanto riguarda l'equivalenza lessicale si trovano una serie di relazioni che legano la traduzione al principio di equivalenza:
• termini in lingua straniera che hanno una sola traduzione possibile nella lingua d'arrivo (one-to-one equivalence);
• una serie di espressioni in lingua di partenza, che possono essere tradotte solamente con un'espressione nel testo di arrivo (one-to-many equivalence);
• un'espressione nel testo originale che comprende parte del concetto che viene descritto da una sola espressione nel testo tradotto (one-to-part-of-many equivalence);
• parti di un testo in lingua straniera, non espressioni, che formano un'espressione nella lingua di arrivo (nil equivalence).
Quando un concetto in lingua straniera si riferisce ad un oggetto di cultura extralinguistica, quindi non comprensibile né tantomeno traducibile nella lingua d'arrivo, il traduttore, se possibile, deve seguire il principio di equivalenza trasportando solo quelle caratteristiche del concetto iniziale che si riferiscono ad entità esistenti, e quindi comprensibili nella lingua di destinazione. Chiaramente questa è una traduzione difficile e richiede una conoscenza e un'analisi dettagliata non solo linguistica, ma anche culturale, dei due contesti per cui si traduce.
Nonostante il concetto di equivalenza abbia spesso dato origine ad approcci contrastanti tra loro, e non si è ancora giunti ad un'unica definizione certa, si è arrivati però a definire l'equivalenza come una relazione, che lega con un filo invisibile i testi di lingue diverse malgrado la loro incompatibilità linguistica e strutturale, e che permette agli studiosi delle scienze della traduzione di spingersi sempre oltre i loro risultati, suggerendo esperienze traduttive sempre nuove.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La traduzione cinematografica: analisi di Memoirs of a Geisha

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Informazioni tesi

  Autore: Jessica Monticelli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Flavio Santi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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